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Ci risiamo, per un’altra volta ancora ci troviamo difronte ad una battaglia tra il presidente del comitato Umbria, Carlo Roscini, e i commissari di gara. Alla base della vicenda il rifiuto del tesseramento a Carmela Borsini, commissario di gara e sfidante nell’ultima tornata elettorale proprio di Roscini.

Osò candidarsi contro Roscini, ora Carmela Borsini non può più nemmeno fare il giudice !

Ci risiamo, per un’altra volta ancora ci troviamo difronte ad una battaglia tra il presidente del comitato Umbria, Carlo Roscini, e i commissari di gara. Alla base della vicenda il rifiuto del tesseramento a Carmela Borsini, commissario di gara e sfidante nell’ultima tornata elettorale proprio di Roscini.

Oltre a Carmela Borsini, il tesseramento è stato rifiutato anche ad altri due commissari umbri che l’avrebbero aiutata nell’ultima campagna elettorale. Pare che alla base del rifiuto non vi siano motivazioni tecniche, alla Borsini non sono mai stati fatti rilievi tecnici, né disciplinari dal momento che non ha procedimenti aperti a suo carico. Per quale motivo allora il Comitato Umbria, oltre a non lasciarla tesserare per altri comitati non vuole rinnovarle la tessera ? Al momento non si sa, tant’è che ai numerosi tentativi di ottenere spiegazioni, la Segreteria Generale e la Presidenza Federale non hanno mai voluto dare una spiegazione. Leggiamo insieme la lettera inviata a Di Rocco:

Egregio Presidente,

mi vedo costretta a scriverLe la presente rimostranza in quanto, dopo  anni di servizio come Giudice di Gara, mi vedo esclusa dal tesseramento  per il 2013 da parte del Comitato Regionale Umbro senza che mi sia stata  contestata alcuna irregolarità specifica o infrazione o colpa che  possa giustificare il rifiuto da parte del Comitato stesso. La relazione annuale del Presidente della Commissione Regionale Sig. Antoniacci, che allego alla presente pregandola di leggerla attentamente, giustifica la propria decisione  attribuendola ad un non  meglio identificato mio atteggiamento  comportamentale, forse di dissenso nei confronti dell’attuale gestione del Comitato.

Poichè nella mia attività di Giudice di Gara non ho mai dato modo di  ricevere  osservazioni, note o, soprattutto, rilievi tecnici che  avrebbero potuto comportare provvedimenti previsti dal regolamento, non mi riesce di accettare questa emarginazione che mi priva di un diritto elementare che intendo comunque reclamare in tutte le sedi possibili ed al quale diritto non intendo rinunciare.
Leggendo la relazione del Sig. Antoniacci si rileva una “ideologia” degna di altri tempi, come il ventennio: o stai con noi oppure fuori Non è questo lo spirito dello sport e mi appello a Lei in quanto  Presidente ma soprattutto perchè credo che questo fatto offenda il ciclismo che Lei rappresenta.
Sollecito un riscontro alla presente perchè, come anticipato sopra, non intendo rinunciare a tutelare il mio diritto e quindi, qualora non  ottenessi soddisfazione, dato che non sono stata tesserata, mi rivolgerò anche, se necessario, alla giustizia ordinaria.

Confido nella sua attenzione e porgo i migliori saluti.

Carmela Borsini

Come dicevamo, nessuno della FCI ha risposto a questa lettera, risposta che invece è arrivata niente meno che dal nuovo presidente del CONI Giovanni Malagò che si è subito interessato alla vicenda chiedendo spiegazioni alla Federazione Ciclistica.

Non sappiamo se alla base del rifiuto del tesseramento dei tre commissari umbri possano esserci ragioni politiche, ricercabili nella loro attività opposta a quella del presidente Roscini, ma è proprio per questo che Di Rocco e la segretaria Gabriotti dovrebbero intervenire per spazzare via tutti i sospetti e dire in modo chiaro perché Carmela Borsini non può essere tesserata.

Non potendo rinnovare la loro tessera, questi commissari risultano di fatto radiati senza che a loro carico sia mai stato aperto alcun procedimento disciplinare e soprattutto senza che questi abbiano potuto difendersi da eventuali accuse.

Non ci resta che attendere che qualcuno dai piani alti della Federazione voglia risolvere questa vicenda, evitando così che possa uscire dagli aspetti sportivi facendo fare così un’altra brutta figura al ciclismo e alla Federazione.

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