Domenica 24 febbraio la Cannondale Pro Cycling affronterà il Gran Premio Città di Lugano, corsa in linea di 186 km che vedrà impegnati otto corridori. Tra loro i capitani Ivan Basso, Moreno Moser e Damiano Caruso che, insieme a Maciej Paterski, faranno il loro debutto stagionale. Completano la formazione, diretta dal Direttore Sportivo Mario Scirea, Tiziano Dall’Antonia, Paolo Longo Borghini, Brian Vandborg e Cameron Wurf.

Basso, Moser e Caruso daranno il via allapropria stagione dopo un ritiro in altura di 15 giorni sul Teide, a Tenerife. Il principale obiettivo sarà innanzitutto acquisire ritmo di gara. “Il GP di Lugano presenta un percorso esigente – ha spiegato Scirea – e non sarà facile per loro essere competitivi già alla prima corsa. Tutti e tre  hanno le potenzialità per fare bene. Purtroppo mancano di rodaggio e questo potrebbe penalizzarli. Meglio fare poche previsioni: valuteremo in corsa le migliori soluzioni per poterci giocare la vittoria, anche perché le condizioni meteo potrebbero essere un fattore determinante”.

Per i corridori c’è innanzitutto la voglia di riattaccare il numero sulla schiena. “La prima corsa dell’anno ha sempre un sapore speciale – ha affermato Basso, che vinse a Lugano nel 2011 –. Per esperienza conosco le difficoltà che si hanno al rientro dopo un lungo ritiro in altura. Ambientamento e mancanza di cambi di ritmo sono due fattori che limitano la competitività. Per me è importante aver posto le basi della stagione e iniziare, i risultati mi interessano più avanti”.

“Sono contento del lavoro svolto in ritiro – ha spiegato Moser – ma il debutto è sempre un punto interrogativo. Ho buone sensazioni anche se sento che manca la brillantezza. Per me era importante innanzitutto lavorare sulla resistenza ad inizio stagione, e questo obiettivo in ritiro  è stato raggiunto. La voglia di correre c’è, ma non sento l’obbligo di strafare. Darò quello che posso, poi vedremo strada facendo”.

“Si tratta dell’inizio di una stagione importante per me – ha commentato Caruso – e iniziare con il piede giusto sarebbe un l’ideale. Sul Teide sono riuscito ad allenarmi con costanza e senza intoppi. Ora ho due giorni per provare ad assorbire l’impatto dell’altura, anche se non posso certo aspettarmi di essere già competitivo quanto vorrei. Il percorso mi piace e spero di poter fare bene, in prima persona oppure a supporto dei miei compagni”.