Con la rielezione di Renato Di Rocco alla guida della FCI il ciclismo è uno sport in salute, gestito negli ultimi anni come meglio non si poteva. E dire che a parlare con chi il ciclismo lo fa ci eravamo fatti un’idea sbagliata. Tutti gli organizzatori a lamentarsi delle difficoltà che al giorno d’oggi ci sono per chi organizza, chi ha una società ciclistica, da quelle di base fino ai professionisti, a dire che è sempre più difficile trovare gli sponsor per andare a vanti. Anche i semplici appassionati hanno ripetuto spesso di non farcela più ad essere continuamente additati come gli appassionati di uno sport di drogati, per non parlare della RAI che, a causa di un audience televisivo deludente, ha fortemente ridimensionato l’offerta per il ciclismo azzerando di fatto le produzioni e tirando al massimo sul prezzo dei diritti televisivi delle corse Rcs. Non è vero nulla. Il ciclismo sta bene. Si, perché se per gli altri poteva valere il discorso del “farò”, per Di Rocco, evidentemente, ha fatto presa il “ho fatto” e così avanti per altri quattro anni come i precedenti otto. Tutto cambia perché tutto resti uguale. Questo non è il ciclismo che sogniamo, ma in democrazia a governare è chi vince e così andiamo avanti senza uno straccio di progetto tecnico, senza un’idea di marketing e soprattutto senza dare una mano concreta a chi lavora per il ciclismo. Il mondo è cambiato, il ciclismo no. Da osservatori, ci limitiamo a prenderne nota zittendo sin da subito tutti coloro che da oggi e per quattro anni si lamenteranno della situazione difficile.