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C’è chi li chiama tradimenti chi cambi di opinione dell’ultimo istante, fatto sta che sono ormai un classico delle elezioni federali e non riguardano solo le ultime tre assemblee, c’è chi dice addirittura che facciano parte della storia della Federciclismo. Pare che nell’assemblea di sabato sia stato decisivo l’appoggio che Lombardia e Veneto hanno dato, più o meno compatte, a Di Rocco andando così a togliere voti ai suoi avversari (in particolare D’Alto e Marchegiano) consentendogli di raggiungere per 3 voti il quorum del 55%.

Lombardia e Veneto decisive per l’elezione di Di Rocco, ma come la mettiamo con il sud ?

C’è chi li chiama tradimenti chi cambi di opinione dell’ultimo istante, fatto sta che sono ormai un classico delle elezioni federali e non riguardano solo le ultime tre assemblee, c’è chi dice addirittura che facciano parte della storia della Federciclismo. Pare che nell’assemblea di sabato sia stato decisivo l’appoggio che Lombardia e Veneto hanno dato, più o meno compatte, a Di Rocco andando così a togliere voti ai suoi avversari (in particolare D’Alto e Marchegiano) consentendogli di raggiungere per 3 voti il quorum del 55%.

 

Come abbiamo già detto, chi vince ha sempre ragione, ma è forse doverosa un’analisi un po’ più approfondita.

Nei tre Consigli Federali di Di Rocco sono sempre stati presenti esponenti di Lombardia e Veneto, ma puntualmente sono stati entrati in rotta di collisione con erredierre. E’ accaduto a Davide D’Alto, lombardo e vicepresidente vicario del Di Rocco 1, è accaduto a Flavio Milani, veneto e vicario del Di Rocco 2, e pure a Gianni Sommariva, lombardo e vicepresidente dal 2009 al 2013. Lo stesso vale anche per i consiglieri, si pensi a Gianni Pozzani, Carlo Riva, Barbara Baratto, Carlo Buzzi e GianPietro Forcolin. Gli unici ad essere sempre stati nella squadra di Di Rocco Daniela Isetti, legata al CONI, e il siciliano Giovanni Duci.

Questo fatto sembra andare a confermare la sensazione  che la politica federale non sia mai andata a premiare realmente chi fa attività, ad esempio Lombardia e Veneto, ma sia molto più vicina a quelle politiche assistenzialistiche nei confronti di quei Comitati del sud che di attività vera ne fanno ben poca.

Con una realtà disomogenea come quella del ciclismo italico e il fatto che ciò che va bene per quelle regioni che fanno attività non può andare bene per quelle laddove di ciclismo. Da che parte vada la politica federale, al momento, non lo si può capire con certezza, ma è probabile che Di Rocco non voglia andare a scontrarsi con un alleato fedele (e decisivo) come Duci e che preferisca continuare come accaduto in questi anni facendo fare la figura degli “utili idioti” agli eletti (e ai delegati) delle regioni in cui c’è più attività ciclistica.

Al nord, un vecchio detto dice che ci vogliono tre fette per capire che è polenta, peccato che alcuni pensano ancora che sia pastasciutta.

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