Oltre alla battaglia elettorale che il prossimo 12 gennaio porterà all’elezione del nuovo Presidente della Federazione Ciclistica, un altro tema sta coinvolgendo in questo periodo gli appassionati di ciclismo: le wild card per il prossimo Giro d’Italia. Illustri giornalisti, stimolati da tuttobiciweb, stanno perorando la causa del made in Italy, così come il candidato alla presidenza della FCI Claudio Santi e tanti sportivi, ma Michele Acquarone, gran capo di RCS, sembra essere indirizzato su un’altra strada: quella dell’internazionalità.

Noi siamo d’accordo con lui, anche perché al via sarà presente una squadra italiana, la Androni, vincitrice del Campionato Italiano a squadre frutto di un accordo tra FCI ed RCS.

Il sistema del World Tour non ha mai valorizzato il merito, dovrebbero esserci delle vere promozioni e retrocessioni stabilite non su basi economiche, ma ha portato tanti aspetti positivi il più importante è senz’altro l’internazionalizzazione del prodotto ciclismo. Sebbene per noi italiani questo non sia positivo, per il movimento lo è. Forse non ricordiamo più i Giri d’Italia in cui vincevano tappe formazioni come la Formaggi Pinzolo o la Amore e Vita e in cui una delle pochissime squadre straniere era la Relax – Fuenlabrada. Noi li ricordiamo e non li rimpiangiamo.

Ecco perché siamo d’accordo con Michele Acquarone che punterà su un Giro internazionale anche se non sempre internazionale è sinonimo di qualitativo.

Oltre alle 18 Pro Tour e alla Androni (formazione vincitrice del Campionato Italiano) dipendesse da noi inviteremmo la Katusha (nel caso in cui ottenga la licenza Professional), Europcar e Farnese.

L’otto gennaio è vicino, non ci resta che attendere.