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Qualche giorno fa sul sito tuttobiciweb e comparsa una lettera del sedicente Alfonso Bettini il quale urlava a gran voce il suo disprezzo per i blogger che commentano, utilizzando solo un nickname, le notizie su quel sito e su altri. A questa bizzarra posizione ha fatto seguito quella del direttore Stagi abbinata all’immagine scelta per accompagnare l’articolo: una tastiera del PC e delle manette. Il giorno dopo, il Presidente Di Rocco, dal suo sito ufficiale, ha chiuso il triangolo sposando le posizioni del sedicente Alfonso Bettini e del direttore Stagi, intervento poi ripreso da tuttobiciweb.

Al rogo gli anonimi del web, questa la nuova crociata di Di Rocco

Qualche giorno fa sul sito tuttobiciweb e comparsa una lettera del sedicente Alfonso Bettini il quale urlava a gran voce il suo disprezzo per i blogger che commentano, utilizzando solo un nickname, le notizie su quel sito e su altri. A questa bizzarra posizione ha fatto seguito quella del direttore Stagi abbinata all’immagine scelta per accompagnare l’articolo: una tastiera del PC e delle manette. Il giorno dopo, il Presidente Di Rocco, dal suo sito ufficiale, ha chiuso il triangolo sposando le posizioni del sedicente Alfonso Bettini e del direttore Stagi, intervento poi ripreso da tuttobiciweb.

 

Prima di entrare nel merito della polemica, invitiamo tutti i visitatori a recarsi sui siti, ad esempio, di Repubblica e Corriere della Sera dove potranno notare che le notizie sono tutte commentabili e che gli utenti utilizzano sempre dei nickname. Per fortuna, nel mondo della comunicazione web il chi lo dice è sempre secondario al cosa dice. Invece, come abbiamo più volte scritto, nel mondo del ciclismo e della federazione spesso il valore di ciò che si dice passa proprio per il chi lo dice.

Se un’affermazione è sensata cosa importa a Di Rocco o al sedicente Bettini che l’abbia scritta Mario Rossi o Mario Bianchi, così come se un’affermazione è una scemenza non importa sapere se l’abbia scritta Mario Verdi o Mario Neri. Già, anche perché se qualcuno compie un reato (p.es diffamazione) non è più un anonimo, ma da suo indirizzo IP le forze di polizia sono perfettamente in grado di risalire al suo nome e al suo indirizzo. Comprendiamo che per chi come Di Rocco è sempre abituato a voler avere il controllo su tutto, questo fatto lo destabilizzi procurandogli nervosismo. Ad essere in torto è però lui e non certo tutti gli altri. E’ sicuramente molto più semplice far guardare su facebook chi ha aderito al movimento di Claudio Santi (lì si che c’è nome e cognome) chiamarli e convincerli a togliere l’adesione.

Sono due anni che in quasi ogni notizia che riguarda Di Rocco i visitatori del sito tuttobiciweb si scatenano dandogli addosso. Forse, anziché scervellarsi a capire chi si cela dietro quei nick, avrebbe fatto meglio a cogliere l’essenza di quei commenti per raddrizzare il tiro della sua politica. Se l’avesse fatto il traguardo del 50 % per lui sarebbe molto, molto più vicino.

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