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Le assemblee provinciali stanno piano piano terminando e va così delineandosi la situazione numerica in vista dell’assemblea in programma a Levico il prossimo gennaio ed è quinti tempo dei primi bilanci e delle prime proiezioni. Per fare questo siamo andati ad analizzare dapprima provincia per provincia e poi, per comodità, regione per regione, i delegati suddividendoli in dirocchiani e antidirocchiani.

Di Rocco al 46 % con l’incognita Sicilia che potrebbe abbandonarlo per tornare determinante

Le assemblee provinciali stanno piano piano terminando e va così delineandosi la situazione numerica in vista dell’assemblea in programma a Levico il prossimo gennaio ed è quinti tempo dei primi bilanci e delle prime proiezioni. Per fare questo siamo andati ad analizzare dapprima provincia per provincia e poi, per comodità, regione per regione, i delegati suddividendoli in dirocchiani e antidirocchiani.

Poco importa, almeno in questa fase, sapere se questi siano delegati di Claudio Santi, di Davide D’Alto, di Salvatore Bianco o di Rocco Marchegiano, anche perché la partita che Di Rocco si troverà a giocare prima che contro gli avversari è contro lo sbarramento del 50 % al primo turno e del 55 % al ballottaggio.

Sicilia, Umbria, Sardegna, Trento, Lazio e Bolzano sono le roccaforti dirocchiane in cui il presidente uscente non sembra avere particolari problemi guadagnando in un sol colpo una quarantina di delegati. Più complessa del previsto la situazione in Campania, laddove probabilmente alla vigilia si aspettava di prendere tutto e invece ha perso le province di Salerno e Caserta. Vittoria numericamente poco influente quella in Molise.

In Calabria, con tutta probabilità, sarà pareggio con Vibo e Cosenza in mano a Di Rocco, Reggio e Catanzaro ai suoi avversari. Sostanziale pareggio anche in Friuli Venezia Giulia e sconfitta in Valle d’Aosta laddove vale il discorso fatto per il Molise.

Di Rocco è invece andato sotto nelle Marche e in Puglia tranne che a Bari. In Toscana per Di Rocco sconfitte a Pisa, Lucca, Massa e Prato, pareggi a Firenze e Livorno, vittorie a Grosseto e Arezzo, mentre Siena non ha espresso delegati.

Peggio del previsto anche in Emilia Romagna dove con tutta probabilità Piacenza finirà in pareggio, come già accaduto a Parma e Reggio Emilia. Sconfitta per Di Rocco a Forlì, Ravenna e Bologna, vittoria a Rimini e Ferrara.

Strada sbarrata anche in Liguria dove con tutta probabilità sarà D’Alto piglia tutto, forse al presidente potrebbe andare il solo delegato di La Spezia. Difficoltà anche in Veneto dove Di Rocco ha in mano la sola provincia (importante) di Treviso. Male in Lombardia, oltre al secco 4 a 0 a Varese, Di Rocco ha vinto solo a Monza e Mantova e tra Milano, Bergamo e Brescia è riuscito a mettere insieme solo quattro delegati. Sconfitta di misura (per un solo delegato) a Como, Cremona, Lodi e Pavia. Sondrio è stato pareggio.

Il Piemonte è invece iper compatto al fianco di Rocco Marchegiano che dovrebbe ufficializzare presto la sua candidatura, togliendo così tutti i delegati all’attuale presidente.  Anche laddove qualche delegato piemontese (uno o due) avesse qualche “mal di pancia”, decidendo dunque di non votare per Marchegiano, non voterebbe Di Rocco, ma D’Alto o Santi.

Regione DR antiDR
SICILIA 22 0
UMBRIA 6 0
SARDEGNA 6 0
BOLZANO 4 0
LAZIO 6 2
TRENTO 4 1
CAMPANIA 4 2
MOLISE 2 0
CALABRIA 2 2
VALLE D’AOSTA 0 1
ABRUZZO 2 4
BASILIACATA 0 2
FRIULI 3 5
PUGLIA 2 4
LIGURIA 1 3
TOSCANA 7 10
EMILIA ROMAGNA 5 8
MARCHE 1 5
VENETO 8 20
PIEMONTE 0 15
LOMBARDIA 11 29

In questa analisi non abbiamo volutamente considerato atleti e tecnici, poiché è difficile, allo stato attuale, andare a suddividerli con precisione sull’intero territorio nazionale. Senza considerare atleti e tecnici la percentuale di Di Rocco sarebbe del 45,9% parecchio lontano dunque dalla fatidica soglia del 50%.

Sempre più importante la Sicilia, se il corteggiatissimo Giovanni Duci dovesse infatti cedere alle lusinghe degli altri candidati e Di Rocco perdesse questo bottino di 20 voti scenderebbe al 36% dicendo definitivamente addio ai sogni di gloria. E’ altresì vero che con la situazione numerica attuale, i voti della Sicilia non consentirebbero comunque a Di Rocco di arrivare al ballottaggio con la conseguente svalutazione del voto. Non crediamo serva essere degli esperti elettorali o dei campioni di Risiko per comprendere che ciò che al momento converrebbe di più alla Sicilia è di appoggiare il più forte tra gli altri candidati, risultando così più che determinate per la sua elezione a Presidente.

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