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La campagna elettorale è partita e Renato Di Rocco, nonostante le sconfitte in molte province, non ci sta a fare da pungiball e così oltre ad elencare i successi (o presunti tali) di questa Federazione, per la prima volta ha attaccato, anche pesantemente, i suoi avversari che fino ad oggi aveva esclusivamente sottovalutato. Dal momento che con tutta probabilità a noi non concederà interviste (contrariamente agli altri candidati) poiché noi non facciamo, come altri siti, interviste via mail e senza domande scomode, riportiamo di seguito un fedele estratto del suo intervento.

Di Rocco su D’Alto:”Si vede ogni 4 anni, in 5 elezioni ha cambiato 5 correnti e…”

La campagna elettorale è partita e Renato Di Rocco, nonostante le sconfitte in molte province, non ci sta a fare da pungiball e così oltre ad elencare i successi (o presunti tali) di questa Federazione, per la prima volta ha attaccato, anche pesantemente, i suoi avversari che fino ad oggi aveva esclusivamente sottovalutato. Dal momento che con tutta probabilità a noi non concederà interviste (contrariamente agli altri candidati) poiché noi non facciamo, come altri siti, interviste via mail e senza domande scomode, riportiamo di seguito un fedele estratto del suo intervento.

“La nostra Federazione è assolutamente democratica – ha affermato il Presidente – basti pensare che nei Consigli Federali si discute per 8 – 9 ore per comprendere di quanto sono democratico, anche se alcuni mi chiamano dittatore, ci sono consiglieri che possono dire ciò che vogliono e votare quello che credono. Mi pare troppo addebitare a me ogni eventuale errore, se faccio un errore è quello di essere forse troppo democratico”.

 

“Il Presidente Marchegiano, nella sua relazione, ha parlato dei nonni e io sono d’accordo con lui – ha proseguito Di Rocco – qualcuno vorrebbe allontanarli dalla Federazione non comprendendo che i genitori di oggi sono impegnati loro stessi a fare sport e non hanno tempo per portare i ragazzi a correre, così a nostra attività si basa proprio sui nonni che assumono un ruolo sempre più importante”.

“Quando sono arrivato ho trovato una situazione economica disastrosa e Comitati Regionali completamente spaccati – racconta Di Rocco – tra qualche giorno farò anche i nomi, ma ci sono persone che si vedono ogni quattro anni, che in cinque elezioni hanno cambiato cinque correnti, che a Imola sono stati mandati a casa proprio dalla base e ora vogliono provare a spaccare il Comitato Lombardo, per fortuna non ci riescono perché Franco Bernardelli è un presidente di buon senso che non digerisce certe intromissioni”. Chiaro il riferimento a Davide D’Alto.

“Il ciclismo con noi ha ritrovato la credibilità, eravamo fuori da tutto, oggi siamo all’interno del CONI, del CIP, dell’UCI e della UEC. Questo lo rivendico con orgoglio – afferma il Presidente – attualmente abbiamo 15 dirigenti italiani all’UCI, io sono anche nelle giunte del CIP e del CONI. Dicono che io collezioni cariche, ma non è così perché molte delle mie cariche sono proprie del Presidente della Federazione”.

“In questi anni abbiamo dovuto prendere delle decisioni difficili – ha proseguito Di Rocco – dal caso Basso in poi ci siamo trovati spesso difronte all’equazione ciclismo uguale a doping. Per questo abbiamo cercato di dare dei valori, valori che altri sport non possono dare quali il rispetto per l’ambiente, della cultura e l’utilizzo della bicicletta come stile di vita. A riguardo cito la riuscitissima Operazione Pinocchio, fortemente voluta anche dal compianto Franco Ballerini”.

“Ho portato il bilancio federale da 9 a 12 milioni di euro, abbiamo contatti costanti con il governo, colgo l’occasione per ringraziare anche il senatore Michelino Davico (presente in sala e sempre accanto a Di Rocco, ndr) che ci ha aperto alcune porte importanti quando era sottosegretario all’interno – prosegue Di Rocco – se il governo ha ritenuto di finanziare, per tramite della FCI, il velodromo di Treviso è perché ci considera credibili, così come se ha delegato la formazione del personale  deputato alla sicurezza è perché ci considera assolutamente credibili”.

“Su circa 100 province, ce ne sono 45-50 che stanno lavorando molto bene ed è giusto che siano ricompensate anche economicamente per ciò che hanno fatto e stanno facendo, io sono per giovani – spiega Di Rocco – ma dal momento che di giovani, anche come anzianità di attività sportiva, candidati alle prossime elezioni non ce ne sono, entro in gioco anch’io così siamo tutti sullo stesso piano. I giovani a Brescia c’erano, ma sono stati bocciati mediante lo strumento dei “pizzini” di cui accusavano noi”.

“In Lombardia ci sono tanti giovani validi, ma sui giovani il discorso è complesso al giorno d’oggi si ha un’altra concezione del volontariato e i giovani hanno magari altre problematiche economiche o il desiderio di affermarsi nella carriera lavorativa e quindi decidono di non fare ciclismo, per questo si potrebbe prevedere in futuro qualche riconoscimento economico. Io per mia fortuna non ho bisogno di soldi, ma altrimenti non potrei fare il presidente in modo totalmente gratuito con solo i rimborsi spesa”.

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