Non abbiamo dubbi. Se ogni tesserato potesse esprimere il proprio voto esibendo la tessera federale, più o meno come avviene per le elezioni politiche e amministrative, le urne premierebbero Claudio Santi, candidato preparato e capace di proporsi in modo credibile per il bene del ciclismo e non alla ricerca di una poltrona. Purtroppo, il sistema elettorale voluto dal CONI (non solo per la FCI) è fatto in modo che a votare siano solo i “delegati” rendendo così tutto più controllabile, ma limitando la democrazia federale.

Proprio per questo, la strada intrapresa da Santi potrebbe non portargli un grande risultato numerico, dal momento che i voti, come spesso accade, vengono distribuiti sulla base di alleanze, scambi di favori o per interessi comuni. Quasi mai un candidato viene votato, dai delegati, per la condivisione del programma. Più incerta  è l’elezione e più potere acquisiscono i delegati. E’ arcinoto il cambio di opinione fatto nel 2005 da alcuni delegati che proprio nella notte antecedente le votazioni passarono dallo schieramento di Toni a quello di Di Rocco proiettando quest’ultimo sulla poltrona di presidente. Possibile che abbiano letto il programma di Di Rocco solo qualche ora prima delle votazioni preferendolo così a quello di Toni ? Ovvio che no, si sono spostati alcuni equilibri e con loro i voti.

 

Qualcuno nei commenti sul nostro sito ha ricordato a Santi che sono elezioni federali e non i “Sondaggioni”, evidenziando giustamente che non serve avere il consenso del popolo del ciclismo, ma solo i voti dei delegati. Claudio Santi non è assolutamente uno sprovveduto e  crediamo che conosca questo principio molto bene, ma proprio per il suo modo di essere, riteniamo che abbia scelto deliberatamente questa strada poiché difficilmente riuscirebbe a soffocare le idee e il confronto in favore delle alleanze e degli inciuci.

Probabilmente Santi non vincerà la corsa alla presidenza, ma se ci riuscisse il mondo del ciclismo ne uscirebbe profondamente cambiato, in meglio.