Il rispetto dei principi fondamentali, quali quelli di essere messi in condizione di espletare la propria attività lavorativa senza subire discriminazioni e di essere condannati solo a seguito di un giusto processo, non può mai essere messo in discussione (e ciò anche nelle situazioni più delicate e difficili).

É indubbiamente grave che una federazione, con l’avallo del massimo ente sportivo italiano, contravvenga esplicitamente a tale principio.

 

Ed è grottesco che, mentre per i massimi dirigenti CONI solo una condanna passata definitivamente in giudicato può comportare la loro ineleggibilità (art. 5), per i corridori professionisti italiani sia invece sufficiente un’accusa, anche solo ventilata o ipotizzata, per escluderli dal partecipare alla corsa più importante dell’anno, con evidenti e permanenti danni contrattuali e di immagine.

Pertanto l’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani (ACCPI) si attiverà in tutte le sedi affinché ai corridori professionisti vengano riconosciute le medesime garanzie che lo statuto CONI conferisce giustamente ai propri dirigenti.