La nazionale azzurra di Paolo Bettini non sarà al via del Giro di Padania e così, come da noi anticipato, la Rai non produrrà la trasmissione della corsa di patron Davico, ma darà esclusivamente lo spazio per la messa in onda né più e né meno come fatto per Carnago, Arona, Giro del Veneto e tante altre gare. In pratica funziona così: l’organizzatore si rivolge ad un service privato che porta i mezzi tecnici e che si occupa delle riprese (in moto e all’arrivo). La RAI manda solamente il regista e i due commentatori e garantisce la messa in onda giornaliera. Per una produzione media (circa 11 persone), al giorno, tra costi di produzione, imposte e spese alberghiere, ci si aggira intorno ai 10.000 anche se per una gara a tappe probabilmente il costo giornaliero potrebbe leggermente calare.

Oggettivamente, il Giro di Padania, dopo i fasti mediatici della prima edizione, dal punto di vista sportivo è sicuramente la corsa a tappe meno appetibile. Trascurando infatti per manifesta superiorità Giro d’Italia e Tirreno Adriatico, è senz’altro dietro al Giro del Trentino (gara HC) e alla storica Coppi e Bartali.

 

Giova sottolineare che la RAI, ad inizio anno, ha diramato l’elenco delle gare trasmesse in diretta, di quelle prodotte in proprio e di quelle con la produzione a carico dell’organizzatore.

Da indiscrezioni pare che la Monviso – Venezia non sia intenzionata a produrre la trasmissione per la differita quotidiana, ma che siano intenzionati a trasmettere l’intera gara in una post produzione al termine della gara. Se così dovesse essere sarebbe il secondo caso del genere, dopo il Giro di Calabria 2012. Mentre è andata peggio al Giro di Sardegna che, a detta degli organizzatori, è saltato proprio per colpa di questo aspetto.

La crisi del ciclismo non sembra avere tregua gli organizzatori sono in una morsa che sempre più difficilmente dà tregua e per il Padania, che non chiede contributi ai comuni, basandosi esclusivamente su sponsor privati, la situazione non può certamente essere particolarmente rosea.