Il Palazzo tace, ma all’esterno c’è un gran fermento. L’ultimo Consiglio Federale che, a sentire alcuni consiglieri avrebbe dovuto rappresentare un’importante occasione di “confronto”, si è svolto praticamente come tutti gli altri, con gli “yes-man” allineati alle decisioni e opinioni del Presidente.

Ai problemi già più volte evidenziati, si sono aggiunte le dimissioni di Franco Fioritto, presidente della Struttura Tecnica Federale. Pare che queste dimissioni siano state date in seguito all’ennesima divergenza di opinione con Flavio Milani che, secondo i bene informati del palazzo, pur ricoprendo la carica di vice presidente federale, sembra essere sempre molto attratto dal suo ruolo precedente, quello di presidente della Struttura Tecnica.

Pare che il posto di Fioritto sia preso da Mario Minervino che porterebbe a termine il lavoro della Struttura, in attesa di rinnovarla dopo le elezioni federali del prossimo (20 ??) gennaio. Al di là di questo ulteriore problema, crediamo che l’accento vada posto sull’atteggiamento del consiglio federale, soprattutto se lo si confronta con l’atteggiamento che hanno, fuori dal consiglio, alcuni dei consiglieri.

Giudichino i nostri visitatori il comportamento di chi all’esterno critica pesantemente l’operato di Di Rocco e poi, all’interno del Consiglio, si allinea alle decisioni presidenziali e viene ripreso, senza proferire parola, dallo stesso Di Rocco. Se poi si considera che questa persona non nasconde di avere velleità elettorali, il quadro è praticamente completo.

In questo ciclismo ciò che manca è l’opposizione, ovviamente un’opposizione costruttiva e lontana dal cosiddetto “no a prescindere”, ma che consenta anche nel palazzo di avere una pluralità di vedute ed essere sempre più vicino alla base, solo nell’interesse del ciclismo.