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Conclusione storica dell’edizione 2012 del Giro d’Italia. Per la prima volta nella più che centenaria storia della corsa rosa un canadese ha vinto il Giro d’Italia. Ryder Hesjedal grazie a quanto fatto vedere nei giorni precedenti e alla sua predisposizione alla sfida contro il tempo ha fatto suo la corsa rosa. Con un finale thriller la classifica generale stilata dopo l’arrivo sullo Stelvio è stata sconvolta dai 30km contro il tempo nelle strade milanesi. Come accaduto solamente nel lontano ’84 la maglia rosa ha cambiato padrone solo sull’ultimo arrivo, quello più importante.

La tappa odierna ha sancito di fatto più di un vincitore. Il primo, quello di tappa: Marco Pinotti, il bergamasco della BMC si è “vendicato” della caduta dello scorso anno e si è ripreso la tappa conclusiva come già accaduto nel 2008. Il secondo quello che ha fatto sua l’edizione 95 della corsa rosa, Ryder Hesjedal. Senza togliere il merito della sacrosanta vittoria del canadese voglio citare anche due vincitori morali. Il secondo classificato Joaquin Rodriguez, l’unico dei cosiddetti big ad aver corso come tale, portando e onorando la maglia rosa e ad aver corso ogni volta che la strada glielo ha permesso per fare suo questo Giro.

Il Giro è di Hesjedal e la foglia d’acero si tinge di rosa

Conclusione storica dell’edizione 2012 del Giro d’Italia. Per la prima volta nella più che centenaria storia della corsa rosa un canadese ha vinto il Giro d’Italia. Ryder Hesjedal grazie a quanto fatto vedere nei giorni precedenti e alla sua predisposizione alla sfida contro il tempo ha fatto suo la corsa rosa. Con un finale thriller la classifica generale stilata dopo l’arrivo sullo Stelvio è stata sconvolta dai 30km contro il tempo nelle strade milanesi. Come accaduto solamente nel lontano ’84 la maglia rosa ha cambiato padrone solo sull’ultimo arrivo, quello più importante.

La tappa odierna ha sancito di fatto più di un vincitore. Il primo, quello di tappa: Marco Pinotti, il bergamasco della BMC si è “vendicato” della caduta dello scorso anno e si è ripreso la tappa conclusiva come già accaduto nel 2008. Il secondo quello che ha fatto sua l’edizione 95 della corsa rosa, Ryder Hesjedal. Senza togliere il merito della sacrosanta vittoria del canadese voglio citare anche due vincitori morali. Il secondo classificato Joaquin Rodriguez, l’unico dei cosiddetti big ad aver corso come tale, portando e onorando la maglia rosa e ad aver corso ogni volta che la strada glielo ha permesso per fare suo questo Giro. Citazione anche per il terzo classificato, l’eroe dello Stelvio, il belga della Vacansoleil, Thomas De Gendt. L’unico a mio modesto parere che ha giocato tutte le sue carte nella tappa regina dopo essere rimasto nascosto, mentre i pronosticati della vigilia facevano forse troppi calcoli.

E forse è stato proprio quello il problema di questo Giro e i troppi calcoli. Troppo spesso si sono visti i big correre marcando l’avversario prima di affrontare le tappe in prima persona. Analizzando con la lente di ingrandimento il film di questo Giro salta agli occhi la corsa al risparmio dei più. Ivan Basso ha interpretato la corsa come fosse la maglia rosa, mettendo spesso la squadra davanti, dimostrando le sue velleità ma purtroppo mancando negli ultimi due giorni di alta montagna. Lo stesso Scarponi, conosciuto dal grande pubblico per la sua generosità e il suo spirito battagliero si è un po’ limitato, forse memore delle critiche dello scorso anno, e non è mai riuscito a sferrare il cosiddetto colpo del KO. Massimo rispetto comunque per questi due rappresentati del movimento italiano. Altri pronosticati della vigilia anche se autori di ottimi acuti, a consuntivo non sono riusciti a dare seguito delle loro ambizioni. Vedi i vari Kreuziger e Pozzovivo, che almeno hanno vinto comunque una tappa.

Ma il Giro d’Italia del 2012 non si può archiviare solo con l’inno canadese che si diffonde nel cielo meneghino.

Il Giro 2012 è stato molto di più. È stato la prima in assoluto maglia azzurra di Matteo Rabottini, il cucciolo di Scinto che dopo una fuga epica e una vittoria emozionante ha fatto della caccia ai GPM una condotta di gara che lo ha premiato con la vittoria della speciale classifica e ad indossare la neo istituita maglia azzurra.

Ma gli Scinto boys non vanno ricordati solo per questo. Anche la vittoria di Guardini è frutto della gestione del Team del giovane DS toscano.

Se si parla della Farnese Vini-Selle Italia, non si può non parlare delle altre squadre invitate degli organizzatori. La Androni giocattoli-Venezuela con le vittorie di Rubiano e di Ferrari, che mancata nella generale piazzando il “salbaneo” Sella solamente in 45a; La Colnago con la vittoria e l’ottavo posto finale di Pozzovivo. Tra le invitate l’unica squadra a non aver raccolto successi è stata la tedesca Netapp, che ha piazzato Barta al 65° posto ma è stata protagonista delle fughe, fughe poi non premiata dal successo.

Se in molti si sono dannati l’anima per onorare il Giro, siano stelle di prima grandezza o semplici comprimari, non possiamo risparmiarci una tirata di orecchie. Ai nastri di partenza la RadioShack di un vecchio lupo del ciclismo come Bruynell aveva schierato ai nastri di partenza un grosso calibro come Franck Schleck. Un nome che dava lustro alla partecipazione della multinazionale del ciclismo, ma che in sostanza non ha mai “reso” quanto ci si aspettava. Voci di corridoio dicono che il comportamento del più grande dei fratelli lussemburghesi abbia indispettito non poco lo staff del Team. Purtroppo però anche nel ciclismo come nel calcio il ciclomercato è sempre aperto e non è difficile associare certi comportamenti con più o meno manifeste voglie di cambiare aria.

E ora anche la vittoria di Hesjedal và in archivio. Le chiacchiere da bar si animeranno sul podio totalmente straniero come non accadeva dal ’95 e sul valore delle nostre stelle. Tra poco sarà tempo di Tour de France e tutto si resetterà nella speranza di un successo tricolore sui Campi Elisi. Ma questa è un’altra storia…

Mario Prato

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