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Cervinia… la prima volta di un costaricense. La tanto attesa tappa di Cervinia ha consegnato agli onori della cronaca un onesto pedalatore che proviene dal Costarica. Andrey Amador Bikkazakova della Movistar che dopo i vari tentativi dei giorni scorsi ha finalmente trovato la fuga giusta per coronare il sogno di ogni ciclista professionista. Vincere una tappa al Giro. la terza in carriera, prima da quando è venuto a “lavorare” in Europa nel 2009. Prima al Giro per un figlio del paese centroamericano. Il Costarica è stato da alcune Università classificato come il migliore stato al mondo per quanto riguarda la felicità. Felicità che sarà sicuramente aumentata  se l’impresa del ciclista della Movistar è stata seguita nel suo paese.

La tappa odierna ha messo in luce più i comprimari che i tanto attesi big. La vittoria del costaricano è stata figlia della fuga di giornata nata al Km 60 e che comprendeva oltre al vincitore: Montaguti, De Marchi, De Negri, Kaiser e Maes. Fuggitivi poi raggiunti dal ceco Barta sulla salita che conduceva verso il primo GPM di giornata.

A Cervinia aspetti i big e trovi un costaricense …

Cervinia… la prima volta di un costaricense. La tanto attesa tappa di Cervinia ha consegnato agli onori della cronaca un onesto pedalatore che proviene dal Costarica. Andrey Amador Bikkazakova della Movistar che dopo i vari tentativi dei giorni scorsi ha finalmente trovato la fuga giusta per coronare il sogno di ogni ciclista professionista. Vincere una tappa al Giro. la terza in carriera, prima da quando è venuto a “lavorare” in Europa nel 2009. Prima al Giro per un figlio del paese centroamericano. Il Costarica è stato da alcune Università classificato come il migliore stato al mondo per quanto riguarda la felicità. Felicità che sarà sicuramente aumentata  se l’impresa del ciclista della Movistar è stata seguita nel suo paese.

La tappa odierna ha messo in luce più i comprimari che i tanto attesi big. La vittoria del costaricano è stata figlia della fuga di giornata nata al Km 60 e che comprendeva oltre al vincitore: Montaguti, De Marchi, De Negri, Kaiser e Maes. Fuggitivi poi raggiunti dal ceco Barta sulla salita che conduceva verso il primo GPM di giornata. La presenza del portacolori della NetApp risulterà fondamentale per l’esito della fuga. Se già la strada e il clima avevano scremato i fuggitivi, la smania di tentare il colpo in solitaria dell’ultimo arrivato ha dato il colpo di grazia a chi aveva già la spia della riserva rosso fisso. Così in un susseguirsi di scatti e rincorse, controscatti e bluff sono arrivati a giocarsi la tappa in tre Amador, Barta e De Marchi che sembrava quello più in palla e soprattutto quello che aveva corso in modo più accorto. Lo striscione finale ha però decuplicato le energie residue e scatenato quell’istinto “assassino” che ogni atleta, amatore o professionista che sia ha dentro di se. Così sotto lo striscione sono passati nell’ordine Amador, Barta, che ha dato così un senso alla partecipazione della sua squadra alla corsa rosa e De Marchi che ha rischiato di regalare la terza vittoria alla squadra di Gianni Savio.

Se i coraggiosi sono riusciti a portare a termine la loro fatica devono però dire grazie ai cosiddetti big, che fedeli alla loro tattica votata all’attendismo hanno cominciato a battagliare con le seconde scelte solo nei km finali. Sono così usciti allo scoperto con attacchi più o meno convinti Tiralongo, Nieve, Hesjendal, Brambilla, Pozzovivo. L’unico attacco di questi che ha scosso come una scarica elettrica il gruppo dei migliori è stato quello del canadese. Attacco che ha fatto uscire allo scoperto “Purito” Rodriguez che ha così provato a salvare inutilmente la sua maglia rosa tornata sulle spalle del portacolori della Garmin – Barracuda, Ryder Hesjedal. La tappa odierna è stata contrassegnata anche da un attacco in discesa di Damiano Cunego, molto probabilmente in supporto di Michele Scarponi e dalla non partenza da Cherasco di Goss, Lancaster, Renshaw e Haedo. Si è invece presentato alla partenza e ha anche terminato la tappa Mark Cavendish che ha manifestato l’intenzione di arrivare di rosso vestito a Milano.

Mario Prato

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