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Ieri, nel corso di “Anteprima Giro”, Alessandra De Stefano, dopo aver mostrato un servizio su Fabio Felline in cui parlava di sua nonna, ha commentato che in nessun altro sport, gli atleti avrebbero accettato di aprirsi così tanto parlando dei loro affetti.  Ha perfettamente ragione, ma solo perché negli altri sport poco importa di andare a chiedere cose di questo tipo, perché allo spettatore non interessano questi dettagli.

Corridori che parlano della nonna, che si fanno svegliare dalle telecamere, corridori che cantano canzoni insieme a Tony Santagata e tante altre cose che negli altri sport non avvengono. Bravo il ciclismo e cattivi tutti gli altri sport ?

Il nostro pensiero a riguardo è arcinoto e proviamo tristezza nel vedere che il ciclismo in tv continua ad essere trattato come una sorta di festa paesana e anziché enfatizzare l’evento, il ciclismo e i suoi attori (i corridori), si fa l’esatto contrario andando a “normalizzarli”, avvicinandoli, forse, al pubblico del ciclismo, ma di fatto andando contro ad ogni logica di valorizzazione del prodotto.

GIRO IN TV/11: la nonna di Felline scatena inconsapevolmente la sfida calcio-ciclismo

Ieri, nel corso di “Anteprima Giro”, Alessandra De Stefano, dopo aver mostrato un servizio su Fabio Felline in cui parlava di sua nonna, ha commentato che in nessun altro sport, gli atleti avrebbero accettato di aprirsi così tanto parlando dei loro affetti.  Ha perfettamente ragione, ma solo perché negli altri sport poco importa di andare a chiedere cose di questo tipo, perché allo spettatore non interessano questi dettagli.

Corridori che parlano della nonna, che si fanno svegliare dalle telecamere, corridori che cantano canzoni insieme a Tony Santagata e tante altre cose che negli altri sport non avvengono. Bravo il ciclismo e cattivi tutti gli altri sport ?

Il nostro pensiero a riguardo è arcinoto e proviamo tristezza nel vedere che il ciclismo in tv continua ad essere trattato come una sorta di festa paesana e anziché enfatizzare l’evento, il ciclismo e i suoi attori (i corridori), si fa l’esatto contrario andando a “normalizzarli”, avvicinandoli, forse, al pubblico del ciclismo, ma di fatto andando contro ad ogni logica di valorizzazione del prodotto. Lo confessiamo, con un pizzico di sadismo, ci piacerebbe vedere i giornalisti del ciclismo impegnati per un mese, solo per un mese, nel calcio. Ci piacerebbe vedere le facce incredule di allenatori e giocatori. Ci piacerebbe sentire i commenti degli spettatori delle trasmissioni calcistiche che forse riuscirebbero ad essere anche più cattivi rispetto ai ciclofili. Lì si che questi “marziani” del giornalismo sarebbero costretti a confrontarsi con la realtà.

Venendo all’aspetto legato all’Auditel, il Giro su Rai Tre nella tappa di ieri ha ottenuto 635.000 spettatori e 5.37% di share, mentre “Giro all’Arrivo” 1.141.000 spettatori, per uno share del 11.29%.

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