La notizia è certa: un delegato calabrese all’ultima assemblea nazionale per le modifiche statutarie è stato deferito dalla Procura Federale per frasi scorrette nei confronti del Presidente dell’Assemblea.

Chiunque faccia o sia appassionato di politica sa che in quell’ambito quasi tutto è permesso, le normali norme sulla diffamazione non si applicano per ciò che avviene nelle aule del parlamento o dei vari consigli comunali, provinciali e regionali. Si pensi, ad esempio, a quando Di Pietro definì Berlusconi uno “stupratore della democrazia”.

Ciò premesso, occorre specificare che il delegato non ha insultato il presidente, ha solamente manifestato il suo dissenso per come era stata condotta l’assemblea.

Il Presidente, l’avvocato Martinelli, non è neppure tesserato alla Federazione Ciclistica Italiana e quindi, se si è sentito offeso, poteva tranquillamente querelare il delegato senza violare la clausola compromissoria valida tra tesserati.

 

L’Assemblea è il massimo organo della Federazione Ciclistica Italiana, all’interno della quale chiunque dovrebbe poter dire la sua senza timori di deferimenti. In assemblea, tranne gli insulti diretti, tutto è permesso. Così però non è ed è sufficiente che un delegato evidenzi il suo dissenso per vederlo deferito dalla solerte  Procura Federale.

Questo deferimento potrebbe rappresentare un inquietante precedente, potrebbe coì capitare di trovarsi di fronte ad un deferimento di un Consigliere Federale per aver espresso critiche nei confronti del Presidente o della Federazione.

Purtroppo, questo non è l’unico deferimento bizzarro e dal retrogusto politico che la Procura Federale ha messo a segno negli ultimi mesi.

Un anno e mezzo fa abbiamo conosciuto il procuratore federale e oggettivamente ci è parsa un persona scrupolosa e preparata, non vorremmo però che, anche in questo caso, tra il dire e il fare ci fosse di mezzo il mare …