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La prova a cronometro del Brixia Tour è stata sospesa per carenza di sicurezza, la Giuria presente a questa manifestazione, con un comunicato ai limiti del patetico, ha provato a farci capire che per la sicurezza può bastare il solo impegno o che l'assenza di sicurezza dipenda solamente da fattori esterni.  Prima di avventurarci in ogni commento leggiamo il comunicato

Brixia Tour: i giudici perdonano l’organizzatore, per loro la sicurezza dipende sempre da altri …

La prova a cronometro del Brixia Tour è stata sospesa per carenza di sicurezza, la Giuria presente a questa manifestazione, con un comunicato ai limiti del patetico, ha provato a farci capire che per la sicurezza può bastare il solo impegno o che l’assenza di sicurezza dipenda solamente da fattori esterni.  Prima di avventurarci in ogni commento leggiamo il comunicato

“Nonostante tutti gli sforzi dell’organizzazione di assicurare le condizioni di sicurezza del percorso – mediante i presidi delle forze dell’ordine e sufficiente numero di transenne – le stesse a causa dell’elevato traffico cittadino non garantivano il regolare svolgimento sportivo della gara. Pertanto conformemente all’articolo 1.2.130 del Regolamento UCI il Collegio dei Commissari in accordo con l’organizzazione ha deciso di annullare la tappa a cronometro (seconda semitappa della seconda tappa). In seguito a questa decisione i punti UCI relativi alla tappa a cronometro non saranno attribuiti. Le classifiche stilate alla fine della prima semitappa della seconda tappa saranno quelle considerate alla partenza della terza tappa, Brescia Buffalora-Prevalle.”

Purtroppo, come diceva Don Abbondio il coraggio non ce lo si può dare e così dobbiamo leggere un comunicato di giuria che cozza contro la logica e che tende ad offendere l’intelligenza di chi lo legge.

Facciamo qualche considerazione:

1)    L’alta intensità di traffico era prevedibile, quindi l’organizzatore avrebbe potuto optare per un percorso meno condizionato da questo problema.

2)    I Presidi delle forze dell’ordine e il numero di transenne erano insufficienti, infatti se fossero stati sufficienti non si sarebbero verificati questi problemi.

3)    L’alta intensità di traffico non può assolutamente essere una scusante, dal momento che se la chiusura delle strade fosse stata fatta a regola d’arte, il problema si sarebbe riversato sulle strade limitrofe non toccando il percorso di gara.

Il punto, a nostro avviso, è un altro. Al giorno d’oggi, non si può improvvisare assolutamente nulla, tanto meno l’aspetto legato alla sicurezza. Come esempio virtuoso vogliamo citare Mario Minervino poiché abbiamo assistito alla preparazione della sua gara. Quando viene disegnato il percorso si stabilisce il numero di uomini necessari per andare a coprire integralmente il tracciato. Una volta stabilito il numero si fanno le richieste ai vari enti (Polizia Locale, Carabinieri, Guardia di Finanza, Questura, Protezione Civile). Poi, a ridosso della gara, ad ogni postazione viene addirittura assegnato un nome e un cognome di chi dovrà curare quel varco. In questo modo, a meno di una epidemia dell’ultima ora, la situazione è sempre sotto controllo.

Analizzando la planimetria della crono di Brescia crediamo che sarebbero servite circa 80 persone. In questo modo sarebbero rimasti sguarniti solo gli accessi privati, i portoni, che però a quell’ora difficilmente avrebbero prodotto traffico (in genere si esce di casa al mattino per farvi ritorno a quell’ora), ma con 80 persone di servizio d’ordine sarebbero potute uscire dal percorso di gara al primo varco libero, circa 100 – 200 metri dopo.

Insomma, in queste cose non crediamo alla sfortuna o alle fatalità, ma solo all’organizzazione e alla programmazione. Oggi più che mai la sicurezza deve essere organizzata e programmata, altrimenti rischia di essere solamente una squallida roulette russa.

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