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Le Dolomiti hanno sempre avuto un ruolo principale nella storia e nell’economia sportiva della corsa rosa.

Dai tempi delle radiocronache a quelli delle televisioni in HD, le strade delle Dolomiti sono sempre state percorse dalla corsa rosa, ispirando i cantori del ciclismo che ne hanno tratto pezzi entrati nella storia del giornalismo sportivo.

E anche oggi il classico “tappone dolomitico” non ha tradito le attese. Galvanizzando e emozionando durante tutti i 229km.

Dominio spagnolo sul Gardeccia: vince Nieves e Contador sempre più rosa

Le Dolomiti hanno sempre avuto un ruolo principale nella storia e nell’economia sportiva della corsa rosa.

Dai tempi delle radiocronache a quelli delle televisioni in HD, le strade delle Dolomiti sono sempre state percorse dalla corsa rosa, ispirando i cantori del ciclismo che ne hanno tratto pezzi entrati nella storia del giornalismo sportivo.

E anche oggi il classico “tappone dolomitico” non ha tradito le attese. Galvanizzando e emozionando durante tutti i 229km.

Anche se lo sport per sua stessa natura e la fredda classifica dicono che il vincitore di tappa è uno solo, i vincitori morali di oggi sono molti.

Prendendo in prestito le categoria della ben più famosa “Notte degli Oscar” e dei Festival di varia natura, bisognerebbe assegnare il premio per miglior ciclista protagonista alla maggior parte dei girini impegnati oggi, per il modo in cui, dopo due giorni sicuramente pesanti, hanno affrontato i più di 4500m di dislivello.

Premio speciale della critica: al vincitore di giornata, il basco Mikel Ituralde Nieve della Eusckaltel-Euskadi, sia perché ha portato di nuovo,dopo Anton ieri, la maglia arancione del Team basco sul gradino più alto del podio, sia per non aver mai mollato l’inseguimento a Stefano Garzelli.

Le mie intenzioni in questo Giro erano di fare del mio meglio e stare più vicino possibile al mio capitano Igor Anton. Ieri sono andato bene e nella riunione di questa mattina eravamo tutti d’accordo, Anton compreso, di provare ad andare in fuga……Per me vincere la tappa regina del Giro significa aver raggiunto un sogno: quando sono passato professionista non pensavo di riuscire a raggiunger questi risultati……L’ultimo chilometro è stato eterno: sul traguardo non avevo nemmeno le forze per alzare le braccia al cielo

Garzelli……Sul Giau abbiamo fatto una lotta uomo contro uomo con Stefano Garzelli: oggi sono stato 100 chilometri da solo contro il vento e le salite. Ora sono veramente molto stanco…… Adesso in squadra non cambia niente, il mio capitano è sempre Igor Anton, io se arriverò nei primi dieci in classifica sarò contento, altrimenti non cambia niente”.

Altro premio della Critica al già citato corridore dell’Acqua&Sapone per aver tentato l’impossibile, facendo fare un tuffo nel passato agli appassionati di ciclismo,durante la sua lunga fuga cominciata prima del Giau e finita purtroppo quando il traguardo era vicinissimo, ma sembrava irraggiungibile. Fuga che comunque gli è valsa la maglia verde e che nonostante gli anni che passano ha lasciato la sua impronta anche quest’anno, dopo 11 anni dal Giro vinto.

Menzione speciale ai 18 fuggitivi della prima ora, che hanno cambiato il volto della tappa che poteva altrimenti essere ben più noiosa: Garzelli, Tshopp, Pirazzi, Nieve, Sastre, Di Luca, Losada, Pasamontes, Petrov, Weening, Deignan, Sella, Hoogerland, Aramendia, Kuschynski, Seeldrayers, Popovych e Bakelandt.

Premio per il miglior attacco a Vincenzo Nibali per come ha affrontato la discesa del Passo Giau, provando sul terreno a lui più congeniale a far saltare il banco, pagando invece dazio sull’ultima salita di giornata e arrivando comunque 7° a 3’34” dal vincitore e ora è 3° nella generale a 5’11”:

Ho corso la tappa regina con l’obiettivo di insidiare Contador e provare l’assalto alla maglia rosa» spiega il capitano della Liquigas-Cannondale. «Ho chiesto alla squadra di lavorare per sfiancare la Saxo Bank e gli avversari, poi nella discesa del Giau ho provato l’attacco. Contador ha trovato in Lastras un supporto importante e l’azione è stata vanificata. Sul Fedaia ho pagato la fatica di ieri: mi è mancato quel plus di energie che avevo sullo Zoncolan. La discesa seguente era tecnica e impegnativa: mi sono preso qualche rischio e, faticando, sono riuscito a rientrare nel gruppo dei migliori nonostante mantenessero un ritmo forte per non darmi opportunità di ricongiungimento. Sull’ultima salita, poi, ho tenuto un ritmo regolare consapevole che la fatica si sarebbe fatta sentire anche nelle gambe degli avversari. In tutta onestà, giudico la prova in maniera positiva e non mi rimprovero nulla: era giusto provare”.

Premio speciale come miglior ciclista a Alberto Contador, perché checchè se ne dica in questi tre giorni di salite, discese, polemiche e maltempo, ha continuato a portare avanti la sua condotta di gara, già fatta vedere a Tropea e sull’Etna. Una condotta che prende spunto dalla “nobile arte”, che insegna che quando si sferra il colpo, l’avversario non si deve rialzare, e se nel caso lo facesse bisognava sferrarne subito un altro e chiudere di conseguenza la questione.

La tappa di oggi non mi basterebbe tutta la notte per raccontarla. E’ stata lunga e molto difficile, davvero una tappa incredibile……Sulla prima salita è andata via la fuga ed a me stava bene. Poi la Liquigas ha fatto un gran lavoro ma anche la mia squadra ha lavorato bene, in modo continuo……Sul Giau con Arroyo e Rodriguez sapevamo di dover stare attenti perché eravamo certi che Nibali avrebbe attaccato. Ho ragionato molto e sono stato tranquillo. E’ andata bene così……La Movistar ha lavorato solo perché c’era Arroyo. Ognuno corre per la propria squadra. E’ vero che ho avuto fortuna e sono stato bravo a sfruttare il lavoro di Androni e Movistar. Tutto qui……Il Gardeccia l’ho fatto a tutta come fosse una cronoscalata. Molto molto duro……Non so se posso parlare del Crostis perché non ne ho mai parlato e la stampa mi ha messo in bocca delle cose che non ho mai detto. Non e colpa mia e voglio ripeterlo anche a Enzo Cainero: io non ero contrario a fare la discesa del Crostis……E vero che sono stato fischiato ma tanta gente ha anche applaudito……Se non ci saranno incidenti dovrei riuscire ad arrivare a Milano in Maglia Rosa, anche se di qui alla conclusione, non ci sono tappe facili……La tappa di martedì mi piace molto, è una salita molto adatta alle mie caratteristiche, penso che potrei vincere”.

Premio speciale per l’orgoglio e la resistenza a Michele Scarponi, perché pur uscendo un po’ appannato dal Glossglockner e dallo Zoncolan, ha saputo tenere duro senza mai naufragare guadagnando un 4° posto di giornata e il 2° in classifica generale:

Tappa per me favorevole: la corsa e’ stata molto dura, ha pagato la mia regolarita’ lungo tutta la frazione. La grinta mi è servita per superare bene tutte le situazioni venutesi a creare durante la gara. Chiudo questo trittico di tappe terribili al secondo posto in classifica: so bene però che il Giro è ancora lungo e soprattutto molto duro. Il neo di una buona giornata è stato il ritiro di Marzano, già da ieri febbricitante: a Marco va tutto il mio ringraziamento, perché ha voluto a tutti i costi partire stamattina per darmi il suo supporto”.

Infine come ogni buona premiazione che si rispetti bisogna citare anche tutti quelli che partiti da Torino con molte ambizioni hanno saputo recuperare oggi gli oltre 9 minuti che dividevano il gruppo maglia rosa dai fuggitivi.

Onore al merito quindi per: Gadret 5°, Rujano 6°, Rodriguez 8°,  Kreuziger 9°, Menchov 11° e Arroyo 12°.

Oggi – spiega Rodriguez – penso di essere andato molto bene. Non era facile vincere questa tappa, ma ho comunque chiuso con i primi, confermando il mio crescendo di forma. Adesso sono molto provato, perché tre tappe di montagna, una dopo l’altra, non possono non lasciare il segno, però sento che le gambe girano nel modo giusto e, dopo aver recuperato un po’ di energie, certamente ci
riproverò. Queste sono le mie salite, quelle nelle quali riesco ad esprimermi meglio, ma bisogna ammettere che il lotto dei rivali, in questo Giro, è molto agguerrito e, anche oggi, pur arrivando ancora una volta con i primi, qualcuno è andato più forte di me”.

E domani si riposa, anche se smaltire questi tre giorni non sarà una cosa da poco, e martedì la cronoscalata del Nevegal rimetterà in moto questo Giro, che sembra sempre più di Alberto Contador.

Mario Prato

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