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Squadra che vince non si cambia, dice un vecchio detto, ma la Rai sembra aver deciso di modificarlo in “squadra che non vince non si cambia”. In questo caso, la vittoria o la sconfitta è basata sui dati Auditel e, a parte qualche tappa che ha raggiunto punte veramente considerevoli, la media del Giro 2010, e in particolare del “Processo alla Tappa” non possono essere positivi.

Nonostante questo, confermata alla guida della trasmissione inventata da Sergio Zavoli, Alessandra De Stefano su cui più volte ci siamo espressi. Nelle vesti di opinionista è stato ingaggiato Eddy Merckx, il più grande campione di tutti i tempi, quasi come se bastasse avere un curriculum pieno zeppo di vittorie per avere competenza e autorevolezza. Se così fosse, Davide Cassani non avrebbe titolo per parlare, ma fortunatamente non è importante il curriculum sportivo per essere un buon opinionista.

“Processo alla Tappa”: flop annunciato o rivoluzione nel mondo della TV ?

Squadra che vince non si cambia, dice un vecchio detto, ma la Rai sembra aver deciso di modificarlo in “squadra che non vince non si cambia”. In questo caso, la vittoria o la sconfitta è basata sui dati Auditel e, a parte qualche tappa che ha raggiunto punte veramente considerevoli, la media del Giro 2010, e in particolare del “Processo alla Tappa” non possono essere positivi.

Nonostante questo, confermata alla guida della trasmissione inventata da Sergio Zavoli, Alessandra De Stefano su cui più volte ci siamo espressi. Nelle vesti di opinionista è stato ingaggiato Eddy Merckx, il più grande campione di tutti i tempi, quasi come se bastasse avere un curriculum pieno zeppo di vittorie per avere competenza e autorevolezza. Se così fosse, Davide Cassani non avrebbe titolo per parlare, ma fortunatamente non è importante il curriculum sportivo per essere un buon opinionista.

Deduciamo che la trasmissione avrà lo stesso taglio soporifero dell’anno scorso. Se tanto ci dà tanto, gli ospiti non saranno scelti per animare il dopo tappa, ma dovranno essere in linea con i toni (bassi) della trasmissione.

Ci piacerebbe, crediamo non solo a noi, un Processo nel vero senso della parola, con tesi contrastanti messe a confronto anche in modo deciso e grintoso. Non ci stimola un “Processo alla Tappa” improntato solo al buonismo, in cui tutti sono amici.

La vita e lo sport ci hanno insegnato che le divisioni aumentano la passione. Pensiamo a Bartali e Coppi, Motta e Gimondi, Moser e Saronni, Inter e Milan, e tante altre grandi rivalità hanno acceso e alimentato le passioni più belle e più vere. Oltre al mondo dello sport, anche la vita è così: pensiamo al meccanismo dei Reality che sempre di più invadono la nostra vita, in cui non c’è un voto a favore, ma c’è solo il voto contro (chi vuoi eliminare ?) nel quale gli autori tendono a contrapporre le situazioni. Anche la nostra politica, quella che tutti i giorni riempie i nostri giornali, è fatta di contrapposizioni: “Berlusconiani” e “Anti Berlusconiani”.

Per questo motivo, crediamo che il “Processo” in stile buonista con lo sguardo rivolto al passato non piaccia alla gente. Onestamente, di questo non ce ne frega nulla, ma pensando a come il ciclismo potrebbe sfruttare il grande pubblico del Giro d’Italia e sapere che si guarda sempre al tradizionale pubblico del ciclismo, da appassionati e innamorati di questo bellissimo sport non possiamo restare indifferenti.

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