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Che nelle gare di Mountain Bike, la responsabilità della sicurezza del percorso fosse attribuita al presidente di giuria, lo si poteva scoprire per tempo senza attendere, per l’ennesima volta, di essere sollecitati dalla tragica fine di un atleta.

Personalmente non trovo affatto strano che un presidente di giuria possa essere caricato di questa responsabilità. La stessa che già appartiene a centinaia di direttori di corsa e presidenti di società.

Ma, al tempo stesso, posso convenire che la norma potrebbe essere cambiata. Una cosa però servirebbe: una maggiore prudenza per evitare improvvisazioni e incongruenze.

Sappiamo che tale responsabilità è affidata al presidente di Giuria perché in queste gare manca una figura come quella del direttore di corsa (o figura similare). Ma che, a quanto pare, per ragioni di costi organizzativi, a questi presidenti non è  poi concesso di agire per tempo affinché possano rendersi effettivamente conto delle condizioni del percorso e quindi di ciò che eventualmente andrebbe modificato.

Antonelli:”Nel MTB i Giudici non scarichino ad altri le loro responsabilità”

Che nelle gare di Mountain Bike, la responsabilità della sicurezza del percorso fosse attribuita al presidente di giuria, lo si poteva scoprire per tempo senza attendere, per l’ennesima volta, di essere sollecitati dalla tragica fine di un atleta.

Personalmente non trovo affatto strano che un presidente di giuria possa essere caricato di questa responsabilità. La stessa che già appartiene a centinaia di direttori di corsa e presidenti di società.

Ma, al tempo stesso, posso convenire che la norma potrebbe essere cambiata. Una cosa però servirebbe: una maggiore prudenza per evitare improvvisazioni e incongruenze.

Sappiamo che tale responsabilità è affidata al presidente di Giuria perché in queste gare manca una figura come quella del direttore di corsa (o figura similare). Ma che, a quanto pare, per ragioni di costi organizzativi, a questi presidenti non è  poi concesso di agire per tempo affinché possano rendersi effettivamente conto delle condizioni del percorso e quindi di ciò che eventualmente andrebbe modificato.

Cambiare la norma, oppure renderla realisticamente gestibile, è quindi una questione giustamente sollevata da ciclismo-online.

Ma detta con sincerità, a me non piacciono le soluzioni pasticciate in questo caso compiute dal CR piemontese e dalla CNGG.

Se vogliamo essere credibili ed attenerci al ruolo che la FCI assegna a ciascuna struttura o commissione, il metodo è uno soltanto: si applica la regola sportiva esistente fino a quando questa non venga modificata dall’ organo competente. E nessuno, nel frattempo, può adottare soluzioni prive di ufficialità, anche se a carattere facoltativo.

Questo dovrebbe saperlo tanto la CNGG quanto il CR piemontese, che seppure mossi dalle migliori intenzioni, non hanno facoltà di introdurre transitoriamente modelli di scarico di responsabilità a favore dei giudici di gara. Tra l’altro di dubbia efficacia giuridica e di assoluta incongruenza sportiva. Questa dichiarazione infatti, dovrebbe essere firmata da persone (presidente o delegato di società) a cui non è richiesta nessuna abilitazione specifica. Ma proprio nessuna abilitazione. Ed a questi si dovrebbe affidare la sicurezza degli atleti? Non voglio mettere in discussione la serietà, l’esperienza e l’impegno degli organizzatori. Ma vista sotto il profilo prettamente del principio, così facendo, mentre si vuole risolvere una incongruenza, se ne aggiunge un’altra ben più grave: quella di farsi le regole che fanno comodo. E questo non mi pare un segno di miglioramento.

Silvano Antonelli (Portavoce CO.DI.CO)

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