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Oggi, vogliamo tornare sulla gara di Downhill di Agnona (Borgosesia), nella quale ha perso la vita l’amatore valdostano Marco Borra.

Nel primo articolo non ci siamo volutamente addentrati nella dinamica dell’incidente, ma abbiamo voluto concentrarci sulle norme che sembrano voler scaricare tutte le colpe sul Presidente di Giuria. Come abbiamo specificato, questa ci sembra una vera e propria assurdità.

Sulla vicenda ha voluto intervenire il Presidente del Comitato Regionale del Pimeonte, Rocco Marchegiano, che ha inoltre risposto a chi, come il Responsabile della Struttura Tecnica Downhill, PierPaolo Marani, aveva lanciato accuse sull’organizzatore colpevole, secondo lui, di avere predisposto un percorso troppo pericoloso.

Leggiamo insieme il suo intervento che ospitiamo volentieri.

Downhill-Borgosesia: Marchegiano in campo al fianco di giudici e organizzatore

Oggi, vogliamo tornare sulla gara di Downhill di Agnona (Borgosesia), nella quale ha perso la vita l’amatore valdostano Marco Borra.

Nel primo articolo non ci siamo volutamente addentrati nella dinamica dell’incidente, ma abbiamo voluto concentrarci sulle norme che sembrano voler scaricare tutte le colpe sul Presidente di Giuria. Come abbiamo specificato, questa ci sembra una vera e propria assurdità.

Sulla vicenda ha voluto intervenire il Presidente del Comitato Regionale del Pimeonte, Rocco Marchegiano, che ha inoltre risposto a chi, come il Responsabile della Struttura Tecnica Downhill, PierPaolo Marani, aveva lanciato accuse sull’organizzatore colpevole, secondo lui, di avere predisposto un percorso troppo pericoloso.

Leggiamo insieme il suo intervento che ospitiamo volentieri.

Caro Direttore,

ho letto attentamente il suo articolo e mi preme fare alcune considerazioni tecniche, oltre che sui sistemi comportamentali che non condivido.

Nella disciplina della Discesa, così come in altri sport estremi (motociclismo, discesa libera, automobilismo etc..), il miglioramento della sicurezza fa parte della problematica quotidiana, in quanto le nuove tecnologie dei mezzi utilizzati e la super specializzazione di chi li pratica è sicuramente più avanti rispetto agli adattamenti delle piste, dei percorsi e quant’altro, pertanto se la stessa Formula 1 (cito per esempio) ci mette tanto tempo ad adeguare circuiti e sicurezza, la dice lunga su quanto lavoro noi e gli organizzatori dobbiamo ancora attuare.

Le rammento che siamo tutti dei volontari, ma questo non giustifica assolutamente  che non dobbiamo essere ligi nel prevenire, nel curare e nell’applicare tutto quanto è necessario a far sì che delle vite umane non si spezzino per responsabilità nostre o “disattenzioni” di alcuni preposti.

Vorrei però fare una riflessione anche cinica, se me la concede, come si permette un neo nominato di esprimere dei giudizi senza aver mai visto personalmente il percorso, senza aver mai partecipato alla gara e senza neanche sapere dov’è Agnona, e oltretutto parlando a nome della Federazione.

E’ troppo facile sparare addosso a tutti senza considerare che il povero atleta deceduto nella prima manche aveva scelto il percorso meno impegnativo, mentre nella seconda manche fatale, ahimè, ha scelto invece il percorso più tecnico e se analizziamo ancora più approfonditamente la vicenda, si riscontra  anche che lo stesso aveva poca esperienza nella specialità DH.

Come mai questi “cervelloni” (pochi per fortuna) dichiarano di non aver partecipato alla gara perchè pericolosa e poi si scopre anche che magari sono infortunati e quindi parlano solo per essere citati, altrimenti nessuno si ricorda di loro? E poi tutti conoscono il percorso (che sicuramente si può migliorare) ma chi li ha obbligati a gareggiare?  Il percorso è disponibile una settimana prima della manifestazione permettendo a tutti di valutarlo, inoltre laddove ci sono impianti di risalita è possibile  provarlo anche prima delle due manche cronometrate. E quelli che denunciano la pericolosità del percorso (dirigenti tecnici e atleti) perchè non lo hanno mai segnalato in tutti questi anni?

In conclusione, voglio dirle che non posso accettare e non accetterò mai la speculazione che alcuni fanno quando si verificano delle tragicità come in questo caso. Le preciso altresì che l’incidente non ha avuto per concausa nè una roccia, nè un albero, nè un burrone, ma bensì un tragico errore di valutazione di un salto.

Non dico questo per scaricare la responsabilità o dare colpe al povero Marco, ma bensì per riportare in un discorso di programmazione costruttiva quelli che sono i problemi di tutto lo sport e, se permette, anche di rilevare l’incapacità di valutazione di Dirigenti e di atleti con il petto gonfio che ritengono di saperla più lunga degli altri.

Sul problema dei Giudici non entro nel merito in quanto non credo e non posso neanche immaginare che la Presidente di Giuria possa avere delle responsabilità del fatto in parola, così come l’organizzatore per le considerazioni e i fatti sopra citati, allora bisogna anche valutare se le biciclette sono adatte a fare quel tipo di gara, suvvia! ma questa è un’altra storia !

Il Presidente FCI Piemonte

Rocco Marchegiano

Complimenti a Rocco Marghegiano che, anche in questo caso, ha deciso di non stare zitto e di non subire passivamente ciò che accade intorno a lui.

Come dice il Presidente, il Downhill è una disciplina pericolosa e come tale va affrontata. Il povero atleta non è caduto per colpa del percorso, ma a causa del suo errore umano. Perché allora la Federazione ha deciso di puntare l’indice contro l’organizzatore, quasi come se fosse colpa sua ?

Perché coloro che sostengono che la pericolosità di questo tracciato sia “storica”, non sono intervenuti prima, ma hanno aspettato questo tragico evento per parlare con il senno di poi ?

Marchegiano ha inoltre ribadito un concetto fondamentale che però alcune volte rischia di  essere travisato: il Presidente di Giuria non può in nessun caso essere ritenuto responsabile di un incidente. Nel caso specifico, pare che grazie ad un piccolo accorgimento suggerito dal Comitato Piemontese, la Presidente di Giuria sia al riparo da ogni conseguenza legale derivata dalla vicenda.

Ancora una volta Rocco Marchegiano è lontano dal palazzo, ma vicino a chi fa attività e non decide di parlare o tacere solo in base alla propria convenienza personale, ma è una delle poche persone del ciclismo che non muta il suo pensiero a seconda degli attori in campo.

In questo caso, avrebbe sicuramente potuto tacere, nascondersi e non intervenire, lasciando che la polemica toccasse gli altri, invece non si è chiamato fuori, non ha voluto privarsi del piacere di dire ciò che pensa, come fa sempre.

In un mondo in cui il leccaculismo, l’ipocrisia e il politically correct la fanno da padrona, un personaggio come Rocco Marchegiano è un autentico lusso, che però nell’antiquato mondo del ciclismo potrebbe dare fastidio a qualcuno che continua a salvaguardare il suo piccolo orticello senza guardare al bene del nostro amato sport.

Ringraziamo quindi ancora Rocco Marchegiano che sa sempre fornire interessanti spunti di riflessione e ribadiamo la nostra disponibilità a dare spazio a chiunque voglia dire la sua su questo argomento.

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