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Qualche giorno fa, ci siamo concentrati sul silenzio di Renato Di Rocco, sullo spigoloso tema delle radioline. La sua posizione, infatti, non è assolutamente chiara: non dice, come fa McQuaid, che le radioline sono un male per il ciclismo, ma non dice neppure che sarebbe giusto reintrodurle. Di Rocco non si è neppure espresso sull’assoluzione di Contador, sulla quale l’UCI non presenterà ricorso al TAS, e neanche sulla assurda squalifica di Pellizotti, assolto dal CONI e poi condannato, su ricorso UCI, dal TAS.

Andiamo a leggere ciò che scrisse proprio Di Rocco a Pat McQuaid nel 2007, prima cioè di diventare Vice Presidente dell’UCI.

Per lo scambio epistolare completto (http://www.federciclismo.it/chi_siamo/mcquaid.asp)

L’UCI e il silenzio di Di Rocco: ecco cosa scriveva a McQuaid solo 4 anni fa.

Qualche giorno fa, ci siamo concentrati sul silenzio di Renato Di Rocco, sullo spigoloso tema delle radioline. La sua posizione, infatti, non è assolutamente chiara: non dice, come fa McQuaid, che le radioline sono un male per il ciclismo, ma non dice neppure che sarebbe giusto reintrodurle. Di Rocco non si è neppure espresso sull’assoluzione di Contador, sulla quale l’UCI non presenterà ricorso al TAS, e neanche sulla assurda squalifica di Pellizotti, assolto dal CONI e poi condannato, su ricorso UCI, dal TAS.

Andiamo a leggere ciò che scrisse proprio Di Rocco a Pat McQuaid nel 2007, prima cioè di diventare Vice Presidente dell’UCI.

Per lo scambio epistolare completto (http://www.federciclismo.it/chi_siamo/mcquaid.asp)

Caro Presidente,

la Tua lettera del 15 gennaio alle Federazioni europee conferma quanto fossero fondati i dubbi sulla sincerità delle Tue scuse per le dichiarazioni del 5 gennaio. Una volta di più offendi non tanto la nostra, quanto la Tua intelligenza.

Spargi veleno su alcune Federazioni – scusa se rappresentano il 70% del movimento ciclistico mondiale, ma non possiamo eliminare tre quarti dei nostri affiliati e della nostra storia per venirTi incontro – alla vigilia di una tornata elettorale dell’UEC per il rinnovo dei suoi organi direttivi. Ti sembra una bella cosa? E’ un’ulteriore prova di come interpreti il Tuo ruolo di Presidente del ciclismo mondiale “super partes”.

Ci accusi Tu, proprio Tu, di volontà di potenza perché osiamo esprimere le nostre opinioni e chiediamo di essere ascoltati su temi così impellenti? E lo facciamo, non a nome di tutte le altre Federazioni, come sostieni sapendo di dire il falso, ma ciascuno con la propria firma di Presidente?

Deleghi scelte di stretta pertinenza dell’UCI, in base allo Statuto e ai Regolamenti che tutti siamo chiamati a rispettare, a componenti che esprimono interesse di parte come i Gruppi ProTour, gli Organizzatori e per ultimo, persino a una Tv privata, ma pretendi d’impedire a membri istituzionali dell’UCI come le Federazioni di dire la loro su questioni così delicate, che le coinvolgono direttamente?

Scrivi che nel 2006 il nostro sport ha avuto danni enormi a causa dello scandalo doping. Sono mesi che, ignorando la separazione dei poteri, il rispetto delle procedure, la dignità delle persone, sbatti in prima pagina il ciclismo come ricettacolo mondiale di tutto il marcio e Ti meravigli? Cosa dovrebbero fare le Federazioni per partecipare alla Tua lotta d’avanguardia? Dovrebbero lasciare che siano le proprie società e gli organizzatori a decidere chi ha diritto di svolgere l’attività ciclistica in barba agli organi preposti? E’ in questo modo che difendi l’autorità dell’UCI, del suo Direttivo e la sua e la nostra sovranità, compresa quelle delle Federazioni a cui dedichi i Tuoi complimenti?

In nome dello sviluppo del ciclismo mondiale hai costruito una montagna sul ProTour, che alla fine dei conti rappresenta nove nazioni. Certo, può e deve essere una grande risorsa per tutti. Senza dimenticare che il suo capitale atletico, in gran parte, è prodotto dal lavoro, dall’impegno e dagli investimenti del movimento associativo rappresentato dalle Federazioni che disprezzi tanto. Senza di che sarebbe un carrozzone vuoto che gira per il mondo. Scusaci se pensiamo di avere qualche diritto di partecipare al dibattito sulla sua formula e sui suoi ritorni

Devi ancora spiegarci perché l’UCI ha fatto saltare il tavolo a Parigi, dopo che gli Organizzatori avevano raggiunto l’accordo sulla partecipazione a 18 squadre (e quindi riconoscevano le licenze assegnate dall’UCI e i conseguenti diritti e doveri, con relativo rispetto degli impegni assunti o contrattualizzati dall’UCI a quella data). Era lo stesso numero richiesto il 15 di agosto dai Gruppi Sportivi, e le Federazioni avevano mediato per raggiungere questa soluzione di equilibrio che ancora una volta l’UCI ha respinto.

Ora fai il duro con i Grandi Giri perchè rifiutano le Tue imposizioni e il compiacente coi Gruppi Sportivi, che a Strasburgo hanno iniziato a dettar legge escludendo atleti dal Tour senza alcun riferimento alle norme UCI.

Poi è accaduto che gli stessi Gruppi non hanno partecipato alla cerimonia di premiazione del Giro di Lombardia. Peccato che l’UCI non abbia voluto onorare la maglia del Campione del Mondo, di cui è titolare e che non aveva nulla da spartire con la controversia ProTour!

A proposito di democrazia: il Direttivo UCI era al corrente di queste scelte, le ha discusse, condivise e ratificate? Approva i regolamenti dell’attività ? In particolare, l’ultima sulla formula ProTour approvata dalla Commissione ? O le nomine all’interno del CUPT ? A me e ad altri Presidenti di Federazione non risulta dai documenti ricevuti e da quelli pubblicati sul sito internet. Un mistero, come la trasparenza di bilanci.

Permettimi di dire: da quale pulpito viene la predica!

Renato Di Rocco

Molti passaggi di questa lettera sono ancora attuali, ma perché Di Rocco non protesta più ?  Dato che l’UCI non ha cambiato il modus operandi, non sarà forse che per una poltrona comoda, come quella di Vice Presidente, Di Rocco ha rinunciato a dire quello che pensa come faceva solo 4 anni fa ?

C’è chi ipotizza che la sua poltrona all’UCI sia così comoda che sia addormentato e non esprima la sua opinione solo perché non a conoscenza di tutto ciò che sta avvenendo.

Onestamente, noi non sappiamo i motivi di questo cambio di rotta, sappiamo però per certo che il ciclismo, e il ciclismo italiano, avrebbero assoluto bisogno di essere difesi da chi non ha paura di andare contro quelle logiche di palazzo che hanno rovinato e stanno continuando a rovinare il nostro amato ciclismo.

Concludiamo, riprendendo una frase che Di Rocco scrisse a McQuaid:” Ci accusi Tu, proprio Tu, di volontà di potenza perché osiamo esprimere le nostre opinioni e chiediamo di essere ascoltati su temi così impellenti?

Ci permetta di dire: da quale  pulpito viene la predica !

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