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Lo avevamo previsto, così come abbiamo già previsto l’esito della denuncia di Pozzani a Renato Di Rocco. Il CONI, con la sentenza su Ettore Torri ha dimostrato che la giustizia sportiva non può essere credibile.

Il Garante del CONI, che ha analizzato la denuncia dell’ACCPI e di altre associazioni, non è entrato nel merito delle violazioni allo statuto compiute dal Procuratore Antidoping Ettore Torri, che, come era stato ampiamente dimostrato, ha violato più articoli dello statuto del CONI. Il Garante si è limitato a dire che dal momento che Ettore Torri non è un tesserato, contro di lui non si può procedere.

Questa decisione sembra proprio essere in contrasto con una richiesta formulata dallo stesso Torri. Proprio il pittoresco Procuratore Antidoping lo scorso Dicembre ha chiesto l’inibizione, oltre che per Lorenzo Bernucci (tesserato), anche per la moglie Valentina Borgioli, per il fratello Alessio Bernucci, per la madre Antonella Rossi e per il suocero Fabrizio Borgioli che non risultano essere tesserati.

Interpretazioni bizzarre: la famiglia Bernucci (non tesserata) si può condannare, Torri NO.

Lo avevamo previsto, così come abbiamo già previsto l’esito della denuncia di Pozzani a Renato Di Rocco. Il CONI, con la sentenza su Ettore Torri ha dimostrato che la giustizia sportiva non può essere credibile.

Il Garante del CONI, che ha analizzato la denuncia dell’ACCPI e di altre associazioni, non è entrato nel merito delle violazioni allo statuto compiute dal Procuratore Antidoping Ettore Torri, che, come era stato ampiamente dimostrato, ha violato più articoli dello statuto del CONI. Il Garante si è limitato a dire che dal momento che Ettore Torri non è un tesserato, contro di lui non si può procedere.

Questa decisione sembra proprio essere in contrasto con una richiesta formulata dallo stesso Torri. Proprio il pittoresco Procuratore Antidoping lo scorso Dicembre ha chiesto l’inibizione, oltre che per Lorenzo Bernucci (tesserato), anche per la moglie Valentina Borgioli, per il fratello Alessio Bernucci, per la madre Antonella Rossi e per il suocero Fabrizio Borgioli che non risultano essere tesserati.

Ora, se è valida la teoria del Garante, e cioè che non si può procedere nei confronti dei non tesserati, Torri dimostra di essere un Procuratore inaffidabile, dal momento che lui stesso, chiedendo la squalifica dei famigliari di Bernucci, non tesserati, dimostra di non conoscere le regole.

Se invece ha ragione Torri nel chiedere la squalifica per i famigliari di Bernucci allora lui stesso andava condannato per le violazioni al Codice di Comportamento del CONI.

Sicuramente, è più tenuto al rispetto delle regole il Procuratore Antidoping, che riveste un incarico ufficiale all’interno del CONI, rispetto a chi non ha direttamente a che fare con il mondo sportivo, se non per una parentela.

Del resto, la giustizia sportiva, per la sua organizzazione, non potrà mai essere credibile, dal momento che spesso i giudici vengono nominati direttamente da chi governa, contrariamente a ciò che avviene per la normale Giustizia, dove a sovrintendere al lavoro dei magistrati non c’è il Governo, ma un organismo autonomo come il Consiglio Superiore della Magistratura. Sarebbe bizzarro che un Organo di Giustizia sportiva andasse contro proprio a chi lo ha nominato.

Qui non si tratta di criticare Di Rocco o la Federciclismo, la scarsa credibilità della Giustizia Sportiva è qualcosa di trasversale a tutte le discipline sportive dalla quale non è immune, come abbiamo visto, neppure il CONI.

Un vecchio detto recitava:”Per i nemici la legge si applica, per gli amici la legge si interpreta”, purtroppo, troppo spesso questo detto si potrebbe applicare nella Giustizia Sportiva.

Nei Tribunali ordinari, alle spalle del Giudice, c’è la scritta “La Legge è uguale per tutti”, al CONI, dopo questa sentenza su Torri, si potrebbe scrivere:”Le regole valgono per tutti, tranne per chi deve farle rispettare”.

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