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Addio Aldo, il tuo avversario, quello più subdolo e pericoloso ha vinto. Il cosiddetto male del secolo ti ha portato via dal tuo mondo

Ha vinto ma non ti ha sconfitto, tu rimarrai sempre con noi, rimarrai in ogni giro di pedivella che spingerà avanti nei giorni futuri il nostro ciclismo. Quello sport che tu hai frequentato fino all’ultimo, accogliendo tra le tue braccia ben due figliol prodighi del ciclismo, l’Ivan al quale hai riconsegnato una credibilità e il Riccò sul quale avevi fatto la tua ultima scommessa, quando il male era già in te, e che purtroppo non ne vedrai i frutti.

Ci lasci a soli 51 anni, ma con una storia alle spalle ricca di avvenimenti, di successi, di lacrime e di atleti che nella loro onesta professione avevano sposato la tua filosofia di medico al servizio dello sport e non al servizio del doping e del guadagno facile.

Mario Prato e l’ultima “chiacchierata” con Aldo Sassi

Addio Aldo, il tuo avversario, quello più subdolo e pericoloso ha vinto. Il cosiddetto male del secolo ti ha portato via dal tuo mondo

Ha vinto ma non ti ha sconfitto, tu rimarrai sempre con noi, rimarrai in ogni giro di pedivella che spingerà avanti nei giorni futuri il nostro ciclismo. Quello sport che tu hai frequentato fino all’ultimo, accogliendo tra le tue braccia ben due figliol prodighi del ciclismo, l’Ivan al quale hai riconsegnato una credibilità e il Riccò sul quale avevi fatto la tua ultima scommessa, quando il male era già in te, e che purtroppo non ne vedrai i frutti.

Ci lasci a soli 51 anni, ma con una storia alle spalle ricca di avvenimenti, di successi, di lacrime e di atleti che nella loro onesta professione avevano sposato la tua filosofia di medico al servizio dello sport e non al servizio del doping e del guadagno facile.

Addio Aldo, ti voglio ricordare per la tua disponibilità, come quando circa due mesi fa abbiamo avuto uno scambio di opinioni tramite il social network Facebook.

In quelle poche righe c’era tutta la tua passione e il tuo attaccamento allo sport del pedale.

Ho così saputo il tuo parere sull’utilizzo della strada da parte dei ciclisti:“la strada è di tutti; anche noi ciclisti, comunque, dovremmo spesso farne un uso più attento”.

I motivi per il quale lo sport del pedale secondo la tua opinione attira ancora gente a bordo strada: “competizione, colori, fatica, sudore, passione, coinvolgimento”.

La tua considerazione per le così dette grandi corse: ”meglio poche gare che vedano il confronto tra i migliori”.

E cosa più importante Il tuo ricordo più bello della stagione appena conclusa:”la vittoria di Ivan al Giro”.

Solo una cosa della nostra chiacchierata telematica andrà delusa, la tua speranza di presenziare al Mondiale fiorentino.

Addio Aldo, tu che hai bordeggiato nel ciclismo dai Record dell’Ora di Moser, ai fasti della corazzata Mapei, dalla moltitudine di ciclisti ai quali hai dispensato il tuo sapere, a quel fiore all’occhiello della medicina sportiva che è il Centro Mapei di Castellanza.

Addio dott. Aldo Sassi e grazie, grazie del tuo stile, del tuo sapere e della tua disponibilità. Grazie di non essere diventato uno stregone ma di essere rimasto un medico. Grazie per aver continuato a credere nel ciclismo come sport e non come businnes.

Mario Prato

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