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Analizzando una delle ultime decisioni del Consiglio Federale si possono comprendere alcuni dei mali del nostro ciclismo. La scelta di unificare, infatti, la Commissione Sicurezza e la Commissione Direttori di Corsa, a nostro avviso, è corretta, in quanto l’affinità di argomenti è lampante, ciò su cui però non si può essere d’accordo è sulla nomina del referente. Il Consiglio Federale non ha riconfermato nel suo incarico Antonio Bertinotti, per preferirgli il Presidente della Commissione Sicurezza, Raimondo Soragni. I nostri visitatori più attenti sapranno certamente che in questi anni la commissione sicurezza non ha fatto assolutamente nulla, per ammissione degli stessi componenti, e la sua attività è stata definita “vegetativa”.

Senza meritocrazia: nella FCI, non facendo nulla per due anni si viene promossi.

Analizzando una delle ultime decisioni del Consiglio Federale si possono comprendere alcuni dei mali del nostro ciclismo. La scelta di unificare, infatti, la Commissione Sicurezza e la Commissione Direttori di Corsa, a nostro avviso, è corretta, in quanto l’affinità di argomenti è lampante, ciò su cui però non si può essere d’accordo è sulla nomina del referente. Il Consiglio Federale non ha riconfermato nel suo incarico Antonio Bertinotti, per preferirgli il Presidente della Commissione Sicurezza, Raimondo Soragni. I nostri visitatori più attenti sapranno certamente che in questi anni la commissione sicurezza non ha fatto assolutamente nulla, per ammissione degli stessi componenti, e la sua attività è stata definita “vegetativa”.

Il premio, per non avere fatto assolutamente nulla in una Commissione “minore” come quella sulla Sicurezza, è stata la promozione alla Commissione unificata con i Direttori di Corsa. Con questa metodologia Federale le cose non miglioreranno mai, anzi peggioreranno sempre.

Se il microcosmo Federale non è in grado di stabilire un criterio meritocratico che vada a premiare chi lavora bene e ha voglia di fare e penalizzi chi, invece, non produce nulla, per il ciclismo è proprio la fine.

Un Presidente Federale capace dovrebbe stabilire degli obiettivi precisi e vigilare sul lavoro dei collaboratori per il raggiungimento degli stessi, valutando solo su queste basi i propri uomini e non in base a quanti voto sono stati in grado di girargli, non in base a quante volte gli hanno fatto da autisti o altri criteri che con il ciclismo d’eccellenza non c’entrano veramente nulla. Nell’operato di Di Rocco non c’è traccia di tutto questo.

E’ possibile che nessun Direttore di Corsa, anche esterno alle due “vecchie” commissioni, avesse le caratteristiche necessarie per ricoprire questo incarico ? Se così fosse, come emerge dalla scelta del Consiglio Federale, la categoria dei Direttori di Corsa sarebbe veramente allo sbando, ancora di più di una Federazione senza capacità di invertire la tendenza che vede il ciclismo andare sempre peggio.

Speriamo che nessun’altro ambisca ad una promozione, perché altrimenti dovrebbe dimostrarlo mediante uno scarso impegno, per non dire nullo, e solo dopo due anni, passati senza fare nulla, potrebbe ottenere l’agognata promozione e, nello stato in cui è il ciclismo, questo sarebbe veramente troppo.

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