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“Striscia la Notizia” è tornata a parlare di doping nel ciclismo, come avevamo previsto, sarebbe stato consigliabile un atteggiamento molto più cauto da parte degli organi federali e parafederali onde evitare uno scontro frontale con il colosso di Antonio Ricci.

“Striscia” è stata, nella giornata di ieri, 19 novembre, la trasmissione più vista in assoluto. Nella puntata, seguita da 5.911.000 spettatori per uno share del 21,26 %, Max Laudadio ha intervistato un altro “pentito”, questa volta con accento piemontese, ha evidenziato quali sono, secondo lui, i metodi per eludere i controlli antidoping. Ha parlato di una flebo di bicarbonato fatta prima del controllo, oppure di un chicco di riso sul pene che “filtrerebbe” l’urina.

“Striscia la Notizia”: un altro “pentito” racconta il doping nel ciclismo

“Striscia la Notizia” è tornata a parlare di doping nel ciclismo, come avevamo previsto, sarebbe stato consigliabile un atteggiamento molto più cauto da parte degli organi federali e parafederali onde evitare uno scontro frontale con il colosso di Antonio Ricci.

“Striscia” è stata, nella giornata di ieri, 19 novembre, la trasmissione più vista in assoluto. Nella puntata, seguita da 5.911.000 spettatori per uno share del 21,26 %, Max Laudadio ha intervistato un altro “pentito”, questa volta con accento piemontese, ha evidenziato quali sono, secondo lui, i metodi per eludere i controlli antidoping. Ha parlato di una flebo di bicarbonato fatta prima del controllo, oppure di un chicco di riso sul pene che “filtrerebbe” l’urina.

I metodi descritti dal “pentito” non sono più utilizzati da almeno un anno, dal momento che l’UCI ha inserito in ogni gara professionistica sono presenti gli “Chaperones” con lo specifico compito di non perdere mai il contatto visivo con l’atleta, proprio per evitare manipolazioni come quelle descritte ai microfoni di “Striscia la Notizia”.

Di manipolazioni, negli anni scorsi, nel ciclismo se ne sono viste parecchie, come ad esempio quelle descritte da Willy Voet, massaggiatore della Festina, nel suo libro “Massacro alla catena”. Iniezioni di urina “pulita” nell’uretra o preservativi pieni di urina nel retto, sono solo alcuni dei meccanismi messi in atto dai corridori degli anni 90 per eludere i controlli antidoping in competizione.

Ormai, come aveva detto il primo “pentito”, i controlli in gara non sono più efficaci, in quanto raramente si possono trovare corridori positivi, molti dopati, che avevano superato alcuni test post gara, sono stati scoperti dai controlli fuori competizione e proprio in questa direzione la Federazione e soprattutto il CONI dovrebbero istituire questi controlli anche nelle categorie minori e non solo tra i professionisti.

Come ha detto Max Laudadio in chiusura del suo servizio, “Striscia” tornerà ad occuparsi molto presto di doping nel ciclismo, speriamo che gli organi preposti vogliano fare altrettanto decidendo, finalmente, di combattere seriamente il doping, soprattutto nelle categorie giovanili e minori.

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