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Sicuramente non è una novità, ma alla luce dei casi di Pellizotti e di Nicolas Vanegas Sanchez torna d’attualità uno dei problemi del ciclismo: l’assenza di garantismo.

Nel nostro paese si può parlare di colpevolezza solo dopo la condanna in terzo grado, nel ciclismo spesso si sente parlare di colpevolezza prima ancora di attendere le controanalisi o, come nel caso di Pellizotti, anche senza risultare positivi.

Quando esce la notizia di una presunta positività, l’organizzatore si affretta a fare sapere che il presunto positivo non è gradito, la squadra lo sospende e il CONI fa altrettanto. Poi, con tutta la calma del mondo, si fanno le opportune verifiche per accertare se sia o meno positivo e se le controanalisi non confermassero (caso Vania Rossi) o la squalifica, per qualche motivo, non dovesse arrivare (caso Pellizotti) tante scuse e arrivederci.

Grantismo sconosciuto nel mondo del Ciclismo

Sicuramente non è una novità, ma alla luce dei casi di Pellizotti e di Nicolas Vanegas Sanchez torna d’attualità uno dei problemi del ciclismo: l’assenza di garantismo.

Nel nostro paese si può parlare di colpevolezza solo dopo la condanna in terzo grado, nel ciclismo spesso si sente parlare di colpevolezza prima ancora di attendere le controanalisi o, come nel caso di Pellizotti, anche senza risultare positivi.

Quando esce la notizia di una presunta positività, l’organizzatore si affretta a fare sapere che il presunto positivo non è gradito, la squadra lo sospende e il CONI fa altrettanto. Poi, con tutta la calma del mondo, si fanno le opportune verifiche per accertare se sia o meno positivo e se le controanalisi non confermassero (caso Vania Rossi) o la squalifica, per qualche motivo, non dovesse arrivare (caso Pellizotti) tante scuse e arrivederci.

 

Non ci siamo proprio.

Oltre all’ormai cronico masochismo degli addetti ai lavori, dobbiamo registrare l’assenza di garantismo da parte degli appassionati che offrono questo rigore a garanzia della pulizia del ciclismo. Sono proprio questi che invocano l’uniformità di trattamento tra tutti gli sport: giustissimo. Non possiamo però pretendere che gli altri sport diventino masochisti come lo siamo noi nel  ciclismo.

Pensiamo al caso di Nicolas Vanegas Sanchez dal quale Tony Lo Schiavo, Vicedirettore di Bs-Bicisport  ha immediatamente preso le distanze definendolo un collaboratore in “prova”, quando tutti all’interno dell’ambiente sanno che rapporto c’era tra Vanegas Sanchez e il mensile Bs-Bicisport. Questo comportamento, che si commenta da solo, ci ricorda quello che tenne Bjarne Rijs, nel 2006, quando fino alla settimana prima definiva “un figlio” Ivan Basso e, dopo l’Operation Puerto, lo ha cacciato dal Tour de France consigliargli solo di trovarsi un buon avvocato.

Basta con questo giustizialismo ipocrita. Per noi un corridore è colpevole dopo la condanna e prima dovrebbe potere correre normalmente. Invitiamo tutti i giustizialisti e moralisti a sfogare il loro masochismo in altro modo (http://www.owk.cz/) lasciando al ciclismo quel poco futuro che gli è rimasto.

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