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Sabato 30 ottobre, a Collecchio in provincia di Parma, andrà in scena la seconda riunione del gruppo “più sicurezza alle corse ciclistiche”. Queste riunioni, come hanno spiegato in più riprese i promotori Adriano Dini, Andrea Peschi e Delphine Brunel non hanno un fine politico, non si prefiggono cioè di mettere in cattiva luce la Federazione e non hanno intenti sovversivi, hanno l’unico scopo di affrontare il tema sicurezza andando a fare proposte nel tentativo di migliorare le cose. “Il nostro scopo non è quello di fare politica – spiega Delphine Brunel – noi vogliamo solo provare a migliorare le cose, nel corso della prima riunione siamo intervenuti a riportare sul tema qualcuno che cercava di metterla più sul piano della polemica che su quello delle proposte.”

Se la Federazione trasforma chi fa proposte in un sovversivo …

Sabato 30 ottobre, a Collecchio in provincia di Parma, andrà in scena la seconda riunione del gruppo “più sicurezza alle corse ciclistiche”. Queste riunioni, come hanno spiegato in più riprese i promotori Adriano Dini, Andrea Peschi e Delphine Brunel non hanno un fine politico, non si prefiggono cioè di mettere in cattiva luce la Federazione e non hanno intenti sovversivi, hanno l’unico scopo di affrontare il tema sicurezza andando a fare proposte nel tentativo di migliorare le cose. “Il nostro scopo non è quello di fare politica – spiega Delphine Brunel – noi vogliamo solo provare a migliorare le cose, nel corso della prima riunione siamo intervenuti a riportare sul tema qualcuno che cercava di metterla più sul piano della polemica che su quello delle proposte.”

Nonostante gli intenti di questo tipo di riunioni siano chiari, qualcuno ha provato a dare una connotazione politica a questi incontri etichettando i partecipanti come una sorta di sovversivi, nemici degli attuali vertici della Federazione.

Le persone intelligenti faticano a comprendere come si possa vedere come sovversive proposte finalizzate a provare a migliorare la sicurezza, eppure per alcuni componenti della Federazione è così. Non ci riferiamo a Renato Di Rocco, che nonostante i suoi difetti è una persona intelligente, ma a tutte quelle persone poco abili che ricoprono cariche minori e che provano disagio a vedere persone più capaci di loro che mettono in piedi iniziative di successo e che fanno proposte che possono sicuramente migliorare le cose.

Chiamiamola gelosia, chiamiamola ottusità, chiamiamola stupidità, ma purtroppo è così. Lo spirito che anima gli incontri di questo gruppo è esattamente lo spirito che dovrebbe animare tutti i politici federali. Nello sport, a differenza della politica reale, non esiste, per fortuna, il “no” per partito preso. Se comprendiamo che nella politica vera Berlusconi critichi ciò che fa Bersani e Bersani critichi ciò che fa Berlusconi, per partito preso, nello sport non dovrebbe essere così, ma tutti, ”pro Di Rocco” o “contro Di Rocco”, dovrebbero impegnarsi alla formulazione di proposte per provare, non è detto infatti che ci si riesca, a migliorare il ciclismo.

Purtroppo, persone scarsamente intelligenti potrebbero pensare che proporre cambiamenti, non solo su questo aspetto, equivalga ad una critica all’attuale governo del ciclismo italiano. Così non è, infatti, su molte cose né Di Rocco né la sua ciurma hanno specifiche colpe. Diventa però una colpa quando i problemi non vengono affrontati.

Sulla sicurezza, Di Rocco non ha particolari colpe, non è infatti lui all’incrocio con la bandierina in mano, non è lui sulla moto staffetta e non è lui l’automobilista che si immette abusivamente in una corsa. Nessuno ha mai fatto a lui colpa di tutto ciò. Le sue colpe iniziano però nel momento in cui mette in piedi una commissione sicurezza la cui attività è praticamente nulla, è una sua colpa definire l’iniziativa Zona Nicolò come “un’azione per creare confusione” e ancora è una sua colpa definire la morte di Thomas Casarotto come “una tragica fatalità”.

Proprio per questo si è costituito spontaneamente questo gruppo, che non è composto da politici. I cosiddetti politici dovrebbero fare a gara per presenziare a queste riunioni nelle vesti di uditori per raccogliere le proposte e presentarle nelle sedi politiche.

Il fatto che la politica fugga dalle proposte ci induce a pensare che non ci sia la volontà di migliorare il ciclismo, forse, perché un ciclismo migliore spazzerebbe via i tanti incapaci che oggi lo popolano.

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