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La chiamano “La Classica delle foglie morte” e anche “Il Mondiale d’Autunno”. È la corsa “monumento” che chiude il Calendario Internazionale del ciclismo mondiale, e anche oggi il Giro di Lombardia numero104 ha detto la sua, tra pioggia, freddo, salite impegnative e discese pericolose, tra asfalto viscido, cadute e noie meccaniche.

Tutto questo marasma ha aggiunto un che di epico alla fatica dei 195 ciclisti che hanno preso il via dalla “ritrovata” Milano per raggiungere Como scalando in ordine: S. Fedele d’Intelvi, Colle di Balisio, Ghisallo, Colma di Sormano e San Fermo, ultimo e decisivo trampolino verso l’arrivo di Lungo Lario Trento e Trieste.

L’onore della cronaca spetta in prima battuta a Gallopin, Mirenda, Caccia, Da Dalto, Carlström e Albasini autori della fuga che ha animato la gara dal km 15 fino all’inizio della salita alla Colma di Sormano, quando Albasini, l’ultimo a cedere è stato raggiunto da Visconti, Gusev e Madrazo.

Dalla pioggia del Lombardia esce un Gilbert superlativo che fa il bis

La chiamano “La Classica delle foglie morte” e anche “Il Mondiale d’Autunno”. È la corsa “monumento” che chiude il Calendario Internazionale del ciclismo mondiale, e anche oggi il Giro di Lombardia numero104 ha detto la sua, tra pioggia, freddo, salite impegnative e discese pericolose, tra asfalto viscido, cadute e noie meccaniche.

Tutto questo marasma ha aggiunto un che di epico alla fatica dei 195 ciclisti che hanno preso il via dalla “ritrovata” Milano per raggiungere Como scalando in ordine: S. Fedele d’Intelvi, Colle di Balisio, Ghisallo, Colma di Sormano e San Fermo, ultimo e decisivo trampolino verso l’arrivo di Lungo Lario Trento e Trieste.

L’onore della cronaca spetta in prima battuta a Gallopin, Mirenda, Caccia, Da Dalto, Carlström e Albasini autori della fuga che ha animato la gara dal km 15 fino all’inizio della salita alla Colma di Sormano, quando Albasini, l’ultimo a cedere è stato raggiunto da Visconti, Gusev e Madrazo.

Per i sei fuggitivi 190km di fuga sotto un tempo inclemente e l’onore di essere per lo meno citati nei media che seguono la corsa RCS. Detto della fuga della prima ora, possiamo tranquillamente dire che la corsa delle “foglie morte” si è svolta in due atti. Il primo, tranquillo, con i fuggitivi davanti a accumulare secondi e minuti e il gruppo a far scorrere i km sotto i tubolari, in attesa di salire sulla ribalta, non fosse stato per il tempo veramente inclemente, una vera gita di piacere. Ma la salita verso il Ghisallo ha chiuso il sipario sul primo atto e ha aperto il secondo.

In un susseguirsi di tirate, scatti più o meno telefonati, i nomi di prima o addirittura primissima fascia si portano davanti al gruppo, sgretolandolo. Ecco i vari Gusev, Visconti, Scarponi, Nibali, Gilbert, Samuel Sanchez, Mollema e altri a fare la gara. La discesa dalla Colma di Sormano si è dimostrata come previsto decisiva, una scivolata di Nibali compromette la gara del siciliano, con Gilbert e Scarponi capaci di sfruttare a proprio vantaggio questa situazione adrenalinica. Il tratto di pianura nella periferia comasca prima del S.Fermo, vede Gilbert in solitudine con Scarponi a inseguire con successo il belga. Poco indietro Nibali e altri non sembrano in grado di colmare il divario, dopo oltre 200km di gara sotto la pioggia, diventa veramente impegnativo inseguire, specie se si è di squadre diverse, nonostante le buone intenzioni di Nibali e Fugslang.

La coppia di testa guadagna secondi preziosi prima dell’ultima salita, all’attacco del S.Fermo il vantaggio supera il minuto e 10. Lungo la salita la coppia di testa sale regolarmente spesso affiancata, mentre gli inseguitori cercano di sparare le ultime cartucce, cosa che permette a Nibali e Fugslang  seguiti da Lastras e Samuel Sanchez di guadagnare una manciata di secondi, riportando il loro distacco sotto il minuto. In vista dello scollinamento la zampata del vallone ha fatto il vuoto nei confronti del marchigiano, vittima anche di noie meccaniche. Nello stesso punto del vallone anche Lastras ha staccato i componenti del gruppetto e guadagnato così la terza piazza.

La discesa verso Como è un trionfo del vallone, che incrementa il suo vantaggio nei confronti di uno sfortunato e stanco Scarponi.

Il Lungo Lario Trento e Trieste accoglie nonostante la pioggia incessante, in un tripudio il successo per il secondo anno consecutivo del ragazzo nato a due passi dalla Redoute e che ha dimostrato ancora una volta di essere l’uomo adatto per le corse di un giorno. Un plauso speciale invece a Michele Scarponi, alla corsa di addio con la maglia della Androni Giocattoli, il prossimo vestirà il blù-fucsia della Lampre, ha accarezzato il sogno di riportare un italiano sul primo gradino del podio di una classica, cosa che manca dal Lombardia 2008. Ma con un Gilbert così ben poca cosa si poteva fare oggi, d’altronde il vallone, non solo ha bissato il Lombardia, ma giovedì scorso ha messo in carniere anche il bis consecutivo al Gran Piemonte. Per Gilbert la sesta vittoria stagionale, dopo le sette dello scorso anno. Guardando al futuro, chiunque vorrà trionfare in una classica nei prossimi anni dovrà fare i conti con lui.

Con la pioggia di Como e la vittoria del belga, si è chiusa la stagione 2010, ma questi ragazzi che hanno affrontato nei 10 mesi di gare il freddo della primavera belga, e il caldo dei deserti, la pioggia e il sole, il fango e l’asfalto, qualcuno avrà sbagliato, ma tutti, meritano rispetto, dal primo all’ultimo classificato, dal campione con la “C” maiuscola all’ultimo dei gregari, può accadere che la fatica ottenebri la mente e faccia cadere in tentazione, ma lo spirito che muove questi ragazzi è lo stesso di quando bambini hanno chiesto al papà di togliere le rotelle alla loro biciclettina perché dovevano andare a conquistare il loro mondo.

Mario Prato

Ordine d’Arrivo

1° Philippe Gilbert (Omega Pharma Lotto)
2° Michele Scarponi (Androni Diquigiovanni) a 12″
3° Pablo Lastras (Caisse d’Epargne) a 55″
4° Jakob Fuglsang (Saxo Bank) a 1’08”
5° Vincenzo Nibali (Liquigas Doimo)
6° Samuel Sanchez (Euskaltel Euskadi) a 1’12”
7° Mikel Nieve (Euskaltel Euskadi) a 2’07”’
8° Mauro Santambrogio (Lampre Farnese) a 3’01”
9° Giampaolo Caruso (Katusha)
10° Valdimir Gusev
(Katusha)

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