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Con un po’ di ritardo, sono giunte le parole di Renato Di Rocco su ciò che è accaduto la scorsa settimana dopo le sconcertanti dichiarazioni di Ettore Torri che ha creato un danno enorme al ciclismo affermando che tutti i ciclisti sono dopati. Come ormai nel suo collaudato stile, Di Rocco ha scritto molto, ma ha detto molto poco.  Le nostre fonti all’interno della Federazione sono quindi molto bene informate e, come avevamo previsto, l’obiettivo di Di Rocco è quello di voltare pagina il più velocemente possibile. Anche in questo grave caso, Di Rocco ha mantenuto la sua linea e cioè quella di non volere problemi con nessuno, in particolare con i forti, come il CONI. Prima di commentare la lettera aperta di Di Rocco agli affiliati, leggiamola insieme.

Di Rocco scrive agli affiliati e non dice, come al solito, nulla di nuovo

Con un po’ di ritardo, sono giunte le parole di Renato Di Rocco su ciò che è accaduto la scorsa settimana dopo le sconcertanti dichiarazioni di Ettore Torri che ha creato un danno enorme al ciclismo affermando che tutti i ciclisti sono dopati. Come ormai nel suo collaudato stile, Di Rocco ha scritto molto, ma ha detto molto poco.  Le nostre fonti all’interno della Federazione sono quindi molto bene informate e, come avevamo previsto, l’obiettivo di Di Rocco è quello di voltare pagina il più velocemente possibile. Anche in questo grave caso, Di Rocco ha mantenuto la sua linea e cioè quella di non volere problemi con nessuno, in particolare con i forti, come il CONI. Prima di commentare la lettera aperta di Di Rocco agli affiliati, leggiamola insieme.

A conferma del comunicato Coni uscito anche sul nostro sito, desidero informare tutti gli affiliati e tesserati che nell’incontro con il Presidente Giovanni Petrucci e il Segretario Rafaello Pagnozzi da me sollecitato e ottenuto, ho rappresentato lo stato d’animo dell’intero movimento ciclistico, sconcertato e scosso dalle dichiarazioni rilasciate dal Procuratore Ettore Torri a un’agenzia di stampa. 
Ho fatto presente come quello definito un “semplice sfogo” abbia prodotto danni morali e materiali enormi, avvelenando per di più il clima di fiducia che eravamo riusciti a creare nei confronti della Giustizia sportiva. 
Al momento della mia elezione assunsi l’impegno di condurre una lotta dura ed efficace contro il doping, fondata sul rigore, sul rispetto della legge e dei diritti personali. Ho sollecitato e ottenuto l’affidamento dei controlli e dei giudizi ad organi terzi per eliminare ogni dubbio di parzialità e compiacenze ed evitare, al tempo stesso, processi mediatici basati su sospetti e illazioni non suffragati da prove, che hanno provocato traumi irreparabili in passato. 
Su questa linea ci siamo mossi in collaborazione con l’UCI, con la Procura del Coni e con le altre Procure, ottenendo risultati riconosciuti e apprezzati più volte dal CIO, dall’Agenzia Mondiale Antidoping e dal Coni stesso.  Come ha dichiarato il Presidente dell’UCI Pat McQuaid, è grazie soprattutto al ciclismo, primo fra tutte le discipline sportive a introdurre il test anti EPO, se l’apparato antidoping di cui il mondo dello sport oggi dispone si è potuto sviluppare sino a raggiungere gli attuali livelli di efficienza e di affidabilità. 
Il ciclismo conduce la sua battaglia pagando un prezzo altissimo, convinto che sia la strada giusta per preparare un futuro migliore. Le parole del Procuratore Torri non aiutano certo il lavoro difficile e delicato portato avanti in questi anni, a cui lui stesso ha dato un forte contribuito in fase di elaborazione e di sviluppo. 
Ho sempre riconosciuto i suoi meriti, anche sottoponendomi alle critiche di chi lo accusa di un impegno troppo concentrato su un solo, ristretto campo d’indagine. Forse proprio perché nel ciclismo ha trovato la più ampia collaborazione.
Nell’incontro con il Presidente del Coni Petrucci e il Segretario Pagnozzi ho concordato sulla necessità di un incontro tra il Procuratore Torri e il Capo della Procura Federale FCI, Santilli, allo scopo di migliorare la collaborazione sinergica tra le due istituzioni. Con la speranza che ciò possa restituire fiducia a tutti gli affiliati e tesserati onesti ingiustamente coinvolti, che mi vanto di rappresentare.

Renato Di Rocco

Come avevamo anticipato, Di Rocco non ha detto nulla, spostando l’attenzione dalle parole di Torri a ciò che il ciclismo ha fatto e sta facendo per la lotta al doping, facendo diventare Torri, citando Claudio Santi, una sorta di monumento nazionale.

Di Rocco è molto legato a Petrucci e siede nella giunta del CONI, ma nonostante ciò non ha neppure provato a chiedere le dimissioni di Torri, dimostrandosi, ancora una volta, un politico scarsamente incisivo. Sarebbe stato un suo preciso obbligo andare al CONI e pretendere le dimissioni di chi, in una posizione che dovrebbe essere imparziale, ha espresso una chiara posizione di colpevolezza nei confronti di tutti i ciclisti. Di Rocco ha dimostrato con i fatti ciò che dicono molti e cioè  di ambire ad una poltrona del CONI e di non voler compromettere questo suo sogno per difendere il ciclismo.

Di Rocco non ha neppure fatto cenno alle tre gravi violazioni regolamentari di Torri, espresse molto bene su Tuttobiciweb da Massimo Casavecchia. Probabilmente, per alcuni personaggi, compreso il presidente Di Rocco, i regolamenti non valgono e non contano.

Ci lanciamo in un’altra previsione: anche l’ACCPI molto presto alzerà banidera bianca, accelerando il processo di cancellazione dalla memoria degli sportivi delle deliranti parole di Torri.

Grazie a questa situazione, ci sembra sempre di più che Di Rocco sia forte con i deboli e debole con i forti, un comportamento che, scusateci, proprio non riusciamo a sopportare.

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