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Viene dalla Norvegia e si chiama Thor, come il supereroe figlio del Dio Odino, il nuovo Campione del Mondo. Ma invece che il martello, come i fumetti della Marvel ci hanno insegnato, brandisce una bicicletta e con quella ha conquistato la maglia iridata. Sul rettilineo finale il norvegese ha fatto quello che tutti temevano, è uscito dal suo nascondiglio e ha infranto il sogno di Matti Breschel che in cuor suo ai meno 10 pensava che fosse venuto il suo giorno dei giorni.Il debutto in ammiraglia di Paolo Bettini non è stato deludente, lungo le quasi 7ore di gara i ragazzi in maglia azzurra hanno fatto il loro lavoro, rendendo dura la corsa, tagliando fuori i velocisti puri e riducendo il gruppo a una quarantina di unità all’inizio dell’ultimo giro. Rimane il rammarico per il quarto posto di Filippo Pozzato e la “cattiva gestione” dell’ultimo giro, quando Gilbert ha illuso i belgi, Evans ha scaldato i cuori degli australiani e Kolobnev ha dimostrato ancora una volta il suo feeling con la corsa iridata.

Per Pozzato ancora crampi, il Campione del Mondo è Hushovd.

Viene dalla Norvegia e si chiama Thor, come il supereroe figlio del Dio Odino, il nuovo Campione del Mondo. Ma invece che il martello, come i fumetti della Marvel ci hanno insegnato, brandisce una bicicletta e con quella ha conquistato la maglia iridata. Sul rettilineo finale il norvegese ha fatto quello che tutti temevano, è uscito dal suo nascondiglio e ha infranto il sogno di Matti Breschel che in cuor suo ai meno 10 pensava che fosse venuto il suo giorno dei giorni.Il debutto in ammiraglia di Paolo Bettini non è stato deludente, lungo le quasi 7ore di gara i ragazzi in maglia azzurra hanno fatto il loro lavoro, rendendo dura la corsa, tagliando fuori i velocisti puri e riducendo il gruppo a una quarantina di unità all’inizio dell’ultimo giro. Rimane il rammarico per il quarto posto di Filippo Pozzato e la “cattiva gestione” dell’ultimo giro, quando Gilbert ha illuso i belgi, Evans ha scaldato i cuori degli australiani e Kolobnev ha dimostrato ancora una volta il suo feeling con la corsa iridata. Ma se l’Italia non ride, sono molte le nazioni che “piangono”: la Svizzera di un Fabian Cancellara, mai nel vivo della corsa, la Spagna che ha spremuto i suoi e ha raccolto solo un sesto posto con Freire, che ambiva al poker. Solo per citare i nomi che ricorrevano più spesso nei discorsi della vigilia.

Ma anche il Belgio non ha nulla da ridere, aveva in squadra il più forte, il più temuto e l’autore dell’azione più bella di tutto il Mondiale, quando in salita ha aperto il gas e si è involato senza mai girarsi indietro. In molti hanno creduto alla sua azione, tranne il gruppo che inseguiva, che ha saputo riportarsi sullo scatenato belga quando mancavano solo 2km al traguardo.

Il gruppo compatto, se gruppo si può chiamare la ventina di ciclisti in testa alla gara, è arrivato sul rettifilo finale, la lunga volata, condotta uno contro l’altro, senza l’ausilio di treni e compagni di squadra ha così premiato il norvegese, che non si è dannato l’anima quando davanti facevano fuoco e fiamme, non è uscito allo scoperto troppo presto e ha saltato l’uomo negli ultimi metri.

Complimenti quindi alla neo maglia iridata, e a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno onorato questo impegno in terra australiana. E da domani si comincerà a lavorare per arrivare all’appuntamento con il Mondiale 2011.

Mario Prato

1° Thor Hushovd in 6.21’49”
2° Matti Breschel
3° Allan Davis
4° Filippo Pozzato
5° Greg Van Avermaet
6° Oscar Freire Gomez
7° Alexandr Kolobnev
8° Assan Bazayev
9° Yukiya Arashiro
10° Romain Feillu

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