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In queste ore il ciclismo italiano è giustamente in festa per l’assegnazione dei Campionati del Mondo all’Italia, per l’esattezza a Firenze, Lucca, Pistoia  e Montecatini.  Non possiamo non accogliere anche noi con gioia la notizia che nel 2013 i riflettori iridati del ciclismo saranno puntati sulla nostra nazione, ma una riflessione merita di essere fatta, lasciando, per un momento, da parte il patriottismo e il campanilismo.

E’ normale che a distanza di cinque anni, l’appuntamento che dovrebbe coinvolgere tutte le nazioni del mondo torni in Italia ? Sicuramente c’è una componente qualitativa, che non può non renderci orgogliosi, ma è innegabile che dal 1994, con una cadenza di circa 5 anni i mondiali ritornino in Italia.

Gioiamo per Firenze, ma quanto è “mondiale” il Mondiale di Ciclismo ?

In queste ore il ciclismo italiano è giustamente in festa per l’assegnazione dei Campionati del Mondo all’Italia, per l’esattezza a Firenze, Lucca, Pistoia  e Montecatini.  Non possiamo non accogliere anche noi con gioia la notizia che nel 2013 i riflettori iridati del ciclismo saranno puntati sulla nostra nazione, ma una riflessione merita di essere fatta, lasciando, per un momento, da parte il patriottismo e il campanilismo.

E’ normale che a distanza di cinque anni, l’appuntamento che dovrebbe coinvolgere tutte le nazioni del mondo torni in Italia ? Sicuramente c’è una componente qualitativa, che non può non renderci orgogliosi, ma è innegabile che dal 1994, con una cadenza di circa 5 anni i mondiali ritornino in Italia.

Se da un lato è una notizia che ci riempie di gioia, dall’altro ci fa riflettere sul futuro di questo sport. Pensiamo ai mondiali di calcio: l’Italia li ha ospitati nel 1934 e nel 1990. Tra una e l’altra edizione sono trascorsi 56 anni, pari a 14 edizioni. Se anche il mondiale di ciclismo venisse assegnato con questa cadenza, dopo Varese 2008, sarebbero toccati nuovamente all’Italia all’incirca nel 2021-2022.

Anche fosse toccato a Ponferrada (Spagna) e Gits (Belgio), il risultato non sarebbe cambiato di molto, l’ultimo mondiale spagnolo risale al 2005, mentre l’ultimo mondiale belga al 2002.

Dal dopo guerra ad oggi, su 68 località Mondiali, finora assegnate, sono state coinvolte solo 20 nazioni. 11 volte è toccato ospitare i Mondiali all’Italia, 7 volte per Belgio, Francia e la piccola Svizzera, 6 per Germania, Olanda e Spagna, 3 per la Danimarca, 2 per Regno Unito, Austria e Canada, 1 per Lussembrugo, Venezuela, Cecoslovacchia, Giappone, Norvegia, Colomba , Usa, Portogallo e Australia.

Non si può certo parlare di un ciclismo globalizzato, anzi, potremmo quasi parlare di una oligarchia. Non sappiamo se per colpa dell’UCI o delle varia nazioni, il Mondiale non sia appetibile oltre ai tradizionali confini ciclistici. Il mondiale di calcio del 94, disputato negli USA, è stato fatto con lo scopo di diffondere il football negli Stati Uniti e oggi, a distanza di anni, possiamo dire che quell’investimento fu azzeccato.

Nel ciclismo abbiamo un Giro di Polonia all’avanguardia organizzativa, ma la Polonia non ha mai organizzato un Mondiale, in Russia abbiamo una potenza come Gazprom (Katusha), ma la Russia non ha mai organizzato un Mondiale, abbiamo paesi ciclisticamente emergenti come il Qatar, la Malesia, la Cina, gli Emirati Arabi, che spendono molto nelle loro corse, ma non hanno mai ospitato un Mondiale.

Anche gli sport più ricchi, hanno guardato negli ultimi anni con interesse ad altri mercati. Pensiamo a quando la Supercoppa Italiana di calcio è stata disputata in Cina, oppure alle numerose tournee invernali nei paesi arabi, oppure ancora allo sceicco proprietario del Manchester City o a Fly Emirates sponsor del Milan, il ciclismo resta invece attaccato alla “vecchia” e “tradizionale” Europa, infatti, su 68 edizioni del Mondiale di Ciclismo, ben 61 si sono svolte nel vecchio continente, solo 7 oltreoceano (Canada 2 volte, Venezuela, Usa, Giappone, Colombia, Australia).

Sicuramente, l’Europa e l’Italia in particolare, hanno una maggiore capacità organizzativa, ma, a nostro avviso, provando a ragionare in maniera distaccata, ci sentiamo di dire che uno sport che vuole migliorarsi deve obbligatoriamente esplorare altri territori e altre realtà, utili alla crescita dell’intero movimento.

Gioiamo per Firenze e siamo contentissimi che l’Italia ospiterà l’edizione 2013 dei mondiali, ma qualche dubbio sul futuro di questo sport e sulle capacità di chi lo gestisce continuiamo ad avercelo.

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