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Com’era prevedibile, la riproposizione della lettera che ci inviò, 4 anni e mezzo fa, Angelo Gaudenzi ,ha fatto discutere all’interno dell’ambiente ciclistico, esattamente come quattro anni fa.  A dire la sua è Silvano Antonelli, direttore di organizzazione ed esperto di sicurezza, che ha fatto una lunga disamina sulla situazione attuale, uguale a quella di quattro anni fa, analizzando le esigenze di tutte le componenti del ciclismo. Leggiamo insieme il suo intervento:

Antonelli:”Gaudenzi aveva ed ha ragione, perchè nulla è cambiato”

Com’era prevedibile, la riproposizione della lettera che ci inviò, 4 anni e mezzo fa, Angelo Gaudenzi ,ha fatto discutere all’interno dell’ambiente ciclistico, esattamente come quattro anni fa.  A dire la sua è Silvano Antonelli, direttore di organizzazione ed esperto di sicurezza, che ha fatto una lunga disamina sulla situazione attuale, uguale a quella di quattro anni fa, analizzando le esigenze di tutte le componenti del ciclismo. Leggiamo insieme il suo intervento:

Dopo quattro anni e mezzo, nulla è cambiato e tutto resta come a suo tempo descriveva Angelo Gaudenzi.

Nel nostro ambiente (oltreché nella nostra Federazione) infatti, continua la logica del pressapochismo e dello spontaneismo, quindi, dietro il timore (assurdo) di accentuare i costi organizzativi, si lasciano proliferare comportamenti che, puntualmente, sortiscono l’esatto contrario.

Le professionalità ci sono, ma nessuno si pone mai il problema di selezionarle (albo degli operatori televisivi) e di abilitarle (corsi di formazione e tesseramento), in modo che a queste, una volta fissate le opportune garanzie comportamentali, sia concesso di operare in condizioni adeguate, senza essere ogni volta “redarguite preventivamente”  dai commissari di gara. Ma ci rendiamo conto di  quanto sia antipatico, ogni volta, per un professionista serio, ingaggiato dall’organizzatore, sentirsi fare la lezioncina di non fare questo o quell’altro? Sembra quasi di lavorare per grazia ricevuta. Ma Sant’Iddio, vogliamo capirlo o no, che le TV servono a valorizzare l’investimento dell’organizzatore e a promuovere il ciclismo, e che occorre evitare le tante penalizzazione provocate da  commissari zelanti preoccupati solo di salvaguardare il proprio ruolo o di non beccarsi rilievi negativi dal Presidente di Giuria?  Finiamola un buona volta e dettiamoci delle regole! Attenzione, il discorso, però, non può lasciare indenni nemmeno gli operatori TV, anche loro, devono offrirsi disponibili ad un progetto che, insieme alla valorizzazione della meritocrazia, non faccia nascere piccoli monopoli locali, e che affronti la razionalizzazione delle presenze in corsa e dei costi di produzione delle immagini. Per intenderci, nelle cosiddette “gare minori” o anche in quelle professionistiche non di prima fascia, è ora di finirla con la presenza di tre/quattro operatori televisivi che si accavallano  pur di strappare una sequenza che, a montaggio eseguito, non apparirà né diversa né migliore di quella dei propri colleghi. Il tutto a scapito di una ressa inaccettabile attorno ai corridori e nei finali di gara. E’ tempo che gli organizzatori si scuotano e sollecitino accordi di collaborazione tra le varie emittenti TV, al fine di poter  giungere alla soluzione (per i servizi in differita) di una sola  moto-tv in corsa, o al massimo due, le cui riprese siano poi, come si dice “in service”, concesse anche alle altre TV.

Sarebbe come cogliere due piccioni con una sola fava: più professionalità e minor costi. Una soluzione che darebbe maggior  tranquillità agli stessi Commissari di gara, ai quali possiamo chiedere maggiore elasticità, senza comunque rinunciare a far bene le cose.

E se, un domani, col tesseramento obbligatorio, gli operatori scriteriati fossero puniti con qualche periodo di inibizione alle gare, beh, allora tutto filerebbe più liscio.

Volendo, quindi, ci sono tutti gli spazi per fare meglio rispetto all’esistente. Basta avere voglia di rimboccarsi le maniche: fare i dirigenti sul serio, smetterla di difendere qualsiasi “orticello” e abbandonare gelosie e rivalità anche … tra le tv. Avendo l’accortezza e il desiderio di non allontanarsi mai dalle attese e dalle tasche di chi il ciclismo lo produce, per davvero, con enormi sacrifici: gli organizzatori. Almeno quelli che non lo fanno come mestiere.

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