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Le recenti polemiche sulla qualità dei service video che operano nel ciclismo e il mancato rispetto di alcune regole relative alla sicurezza negli ultimi metri di corsa, hanno riportato la nostra memoria su di una lettera che ricevemmo nel lontano 2006, all’indomani dell’arrivo dell’ultima tappa della Coppi e Bartali quando una moto tv si è trovata nel  bel mezzo della volata. A scriverci era stato Angelo Gaudenzi che da molti anni opera nell’ambito delle riprese e produzioni video, a distanza di 4 anni e mezzo, vogliamo riproporvi questo suo intervento affinchè tutti possano chiedersi cosa si cambiato dal marzo del 2006 ad oggi.

Produzioni Video: cos’è cambiato in 4 anni e mezzo ?

Le recenti polemiche sulla qualità dei service video che operano nel ciclismo e il mancato rispetto di alcune regole relative alla sicurezza negli ultimi metri di corsa, hanno riportato la nostra memoria su di una lettera che ricevemmo nel lontano 2006, all’indomani dell’arrivo dell’ultima tappa della Coppi e Bartali quando una moto tv si è trovata nel  bel mezzo della volata. A scriverci era stato Angelo Gaudenzi che da molti anni opera nell’ambito delle riprese e produzioni video, a distanza di 4 anni e mezzo, vogliamo riproporvi questo suo intervento affinchè tutti possano chiedersi cosa si cambiato dal marzo del 2006 ad oggi.

Carissimo direttore, chi scrive è un addetto ai lavori. Seguo per la mia professione da molti anni il ciclismo, dapprima come fotografo seguendo le orme di mio padre Domenico Giuseppe poi, come operatore in qualità di responsabile di alcune trasmissioni sportive che fanno capo alla mia organizzazione. Devo purtroppo constatare che la professionalità continua sempre più ad essere una peculiarità astratta. Sempre più spesso, infatti, siamo costretti ad assistere ad un continuo prolificare di personaggi che, in virtù di aleatorie capacità, si propongono alle società sportive per documentare e diffondere in video gli eventi da loro organizzati. Ed ecco così che domenicalmente, ma non solo, disegnatori meccanici, architetti, fruttivendoli, ciabattini, titolari di aziende di pulizie, professori in pensione o impiegati di banca, con l’avvento del digitale (tecnica di registrazione d’avanguardia che viene proposta da sola come garanzia della propria professionalità) invadono i percorsi di gara e le diritture d’arrivo senza rispettare le principali regole che caratterizzano la professione di video cronista. In questo contesto, tralasciando il risvolto prettamente tecnico di ripresa, di utilizzo più o meno corretto della telecamera in ogni sua sfaccettatura unitamente ad un altrettanto corretto linguaggio video in fase di montaggio, vengono al pettine situazioni come quella che mi ha spinto a scrivere queste righe. I fatti che si sono svolti in occasione dell’ultima tappa della Coppi & Bartali, egregiamente organizzata dal Gruppo Sportivo Emilia, sono di una gravità estrema che mette in pericolo il lavoro e la credibilità di chi da tempo opera con estrema correttezza nei confronti dei corridori, dei giudici e degli organizzatori. Mi riferisco al momento conclusivo della tappa in cui quattro atleti si sono trovati a competere in volata per la vittoria con la chiara presenza tra loro di una motocicletta adibita al servizio di riprese televisive. Non una motocicletta e relativo operatore alle spalle dei quattro atleti ma posizionata all’interno del quartetto, come se vi fosse un quinto corridore. (la foto distribuita dall’ufficio stampa della manifestazione non lascia scampo ad altre valutazioni). Fatto questo che non può e non deve essere usato per classificare tutti gli operatori del settore, cosa che invece purtroppo avviene dopo fatti del genere con conseguente inasprimento dei rapporti di fiducia tra direttori di corsa, giurie e naturalmente cronisti. Io personalmente mi sento quasi offeso quando dopo anni di professione in cui nessuno, sottolineo nessuno mi ha mai ripreso o bacchettato per comportamento scorretto negli ultimissimi momenti di gara, vengo bruscamente redarguito dalla giuria ancora prima di commettere infrazioni. Non perché sono il più bravo ma perché in quelle situazioni non mi troverò mai. Sempre, da quando opero nel settore televisivo, non dovendo trasmettere in diretta ma dovendo solo realizzare servizi montati in post produzione, lascio la compagnia in prossimità degli ultimi due chilometri o poco meno, proprio per non avere da dire con nessuno e soprattutto per non essere indicato come causa di eventuali favoritismi nei confronti di uno o dell’altro. Questo tipo di comportamento mi è costato anche sotto l’aspetto professionale, ho infatti perso un rapporto con una società piemontese che ogni anno organizza una gara dalla ricca partecipazione, numerica e qualitativa, il cui finale, gli ultimi 800 metri, sono caratterizzati da una serie di curve e controcurve in rapida successione e con una sede stradale larga al massimo 250/280 centimetri. Una corsa che il più delle volte si risolve proprio in questo ultimo tratto in salita. Ebbene l’organizzatore, appassionato ed estremamente passionale, dopo anni di rapporto basato su sincera  amicizia, ha preferito alla fine affidare il lavoro a chi un giorno, in veste non ufficiale, ha ripreso tutto l’ultimo tratto, a bordo di una motocicletta messa a disposizione dall’organizzazione e non da postazioni fisse come predisposto da chi vi scrive, mettendo in pericolo il regolare svolgimento della prova e tra l’altro impallando (termine usato per  descrivere ciò che avviene quando un ostacolo si pone tra la telecamera ed il soggetto) gli ultimi 200 metri. Capisco che l’emozione proposta da quelle immagini è di altissimo livello ma anche ad altissimo rischio per il risultato tecnico  che potrebbe scaturire da un eventuale e malaugurato incidente. Sicuramente qualche lettore sa di quale gara sto parlando. Il regolamento dice che nessun mezzo deve essere alle spalle dei corridori negli ultimi 500 metri, non a caso nelle gare più importanti, soprattutto quelle riservate ai professionisti, viene predisposta una deviazione; il regolamento dice anche che nessun mezzo deve essere presente tra i fuggitivi e gli inseguitori se non esiste un distacco superiore ai trenta secondi. Regole che comunque lasciano spazio al buon senso. Mi riferisco ad esempio alla foto da voi pubblicata dell’arrivo di Nibali in maglia Liquigas. In quel caso la presenza di operatori in moto o di vetture di vario servizio alle spalle del vincitore non possono danneggiare gli altri concorrenti e la cronaca o la spettacolarità la fanno da padrona. Certo una riflessione è d’obbligo: perché due pesi e due misure nei confronti di chi fa il mio lavoro. La mia non vuole essere una polemica nei confronti di un collega ma nei confronti di chi nel momento delle fasi conclusive di una corsa a carattere internazionale per dilettanti il nostro motociclista e relativo operatore, quando mancavano sei chilometri alla conclusione, sono stati più volte ed energicamente sollecitati a lasciare la testa della gara (ho le registrazioni sonore e video di quanto affermato) mentre il mio collega ha potuto riprendere tutto il finale, arrivando quarto sul traguardo preceduto nell’ordine da un motociclista della Polstrada, che ha impallato molti fotografi ed operatori presenti sul traguardo tanto era vicino ai corridori, e dai primi due classificati. Per la cronaca ai duecento metri finali erano in tre a giocarsi la vittoria in volata ed il terzo corridore classificato, il quinto sul traguardo nella mia colorita descrizione, è stato classificato a dieci secondi dal vincitore. Buono per il mio collega, che è riuscito a documentare ogni cosa, ma come mai lui si e noi no. Forse perché siamo degli sprovveduti, forse e ne sono orgoglioso, per la professionalità che contraddistingue il mio gruppo. Qualcuno potrebbe dire che voglio farmi pubblicità, altri potrebbero dire “ma chi si crede di essere” è vero e forse anche lecito. A questo punto allora chiedo come mi dovrò comportare in futuro: proseguire nel rispetto del regolamento e delle disposizioni di chi ha il compito e la responsabilità del corretto svolgimento della corsa oppure conportarmi con arroganza calpestando tutti e tutto, buon senso compreso ? La risposta è una sola, quella che mi ha portato a svolgere la mia attività in tutta Italia con apprezzamenti più che lusinghieri, al di la di qualche rara eccezione; agire con professionalità e correttezza. Approfitto della sua disponibilità per sottolineare un fatto che dimostra a chiare lettere cosa intendo per professionalità e correttezza ma che, con i fatti successi e di cui abbiamo  parlato sino ad ora, forse, c’entrano poco. Forse.  Parlavo all’inizio di un continuo proliferare di nuovi “personaggi” che annualmente invadono il mercato dell’informazione televisiva “spacciandosi per professionisti”. Io sono per il libero mercato, per la concorrenza e per la diversa interpretazione della propria attività ma non ho mai sopportato chi fa del millantato credito (reato perseguibile penalmente) il proprio cavallo di battaglia. Quelli che ad esempio hanno inviato lettere a destra e a manca con tanto di marchio di una importante televisione satellitare  a caratteri cubitali minimizzando invece il fatto che si trattava solo di una indicazione della piattaforma e non dell’emittente sportiva per eccellenza. Esiste anche chi riesce a convincere alcuni organizzatori che “lui, il millantatore” è in grado di trasmettere manifestazioni ciclistiche su una delle televisioni più importanti nazionali per 30 minuti in chiaro e lo scrive pure, specificando inequivocabilmente il marchio, in virtù di una richiesta da lui fatta all’emittente ma mai accolta dalla stessa. Più volte sollecitato dagli organizzatori che chiedevano lumi sugli orari di trasmissione, ha confermato che tutto era a posto, era solo questione di giorni Sollecitati da me, che non credevo possibile e fattibile la cosa, gli organizzatori hanno telefonato direttamente all’emittente in oggetto ed hanno scoperto l’arcano. “Il mio amico” si è giustificato poi dicendo che gli avevano promesso lo spazio e che anche lui era una vittima, La spudoratezza di certe persone non conosce limiti. Il mio gruppo però, per un fatto che con la professionalità e la correttezza non ha niente a che spartire, si era visto sfuggire una manifestazione in più prove che seguiamo, produciamo e diffondiamo da anni e che il “millantatore”, in virtù di immagini da me cedute gratuitamente ed utilizzate dallo stesso in un suo programma, ha spacciato ai nuovi organizzatori di questo circuito come opera sua e del suo team. Dal trentino invece c’è chi promette agli organizzatori che è in grado di far raddoppiare gli spazi televisivi “avete 12 minuti in chiaro su Rai tre, io sono bene introdotto e vi posso far raddoppiare il tempo”  Incredibile!  Concludendo, quanto successo alla Coppi & Bartali e che spesso accade in altre gare ed il proliferare di “venditori di fumo” è la conseguenza di un malcostume che purtroppo è sempre più difficile da estirpare ed è l’immagine del nostro mondo, il ciclismo, a farne le spese.

Angelo GAUDENZI,
PHOTOSPEED VIDEO SERVICE

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