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Cosa fanno le squadre per aumentare la sicurezza ?

Torniamo a parlare di sicurezza dopo ciò che è avvenuto al Giro del Friuli, dove, purtroppo Thomas Casarotto ha perso la vita. Non eravamo presenti al Giro del Friuli, ma il quadro che ci viene raccontato da chi c’era è di una corsa disputata con il costante pericolo di trovare incroci scoperti o auto in movimento in senso contrario. Dopo aver considerato le mancanze federali, da troppo tempo immobile sul tema della sicurezza (e non solo), e le mancanze di un’organizzazione, che forse ha operato troppo in economia anche per quanto concerne la sicurezza, vogliamo parlare delle squadre. La domanda che ci è sorta spontanea, quando ci è stato riferito, da più parti, le condizioni di precaria sicurezza fin dalla prima tappa, è stata proprio questa: E’ possibile che le squadre, constatata l’assenza di sicurezza non abbiano fermato i loro corridori ? Questa domanda ce la eravamo fatta anche nel 2007, quando alcune squadre si erano messe in contatto con noi, facendoci i complimenti, dopo un articolo sulla scarsa sicurezza in una gara professionistica, salvo poi rilevare che tutte le squadre l’anno successivo erano nuovamente al via di quella corsa che, ancora oggi, presenta elevati problemi di sicurezza.

Questo comportamento ci ha aiutato a meglio comprendere il modus operandi di molte delle squadre, sempre pronte a lamentarsi o a chiedere, che però quando dovrebbero imporsi e, se necessario fermare la corsa, non lo fanno, probabilmente perché se lo facessero non prenderebbero, a fine corsa, il rimborso concordato.

Così, con il miraggio del “sacro” danaro, si può anche correre in precarie condizioni di sicurezza o andare a correre gare che si sa già in che modo sono organizzate e, ovviamente, sperare che non capiti nulla di grave.

Se le squadre fossero i primi “giudici” della sicurezza e della qualità di una corsa, il ciclismo sarebbe forse migliore e sicuramente più sicuro.

A margine di questo articolo vogliamo raccontare un brutto episodio accaduto nel corso della quarta tappa del Giro della Valle d’Aosta quando, nelle retrovie del gruppo, un corridore belga stava rientrando nel plotone. Tutte le ammiraglie marciavano sulla corsia di destra, tranne una che viaggiava sulla corsia di sinistra. Il corridore, forse infastidito dalla posizione di quell’ammiraglia, ha protestato e gesticolato, richiamando il diesse ad una posizione meno d’intralcio. Questo Direttore Sportivo, sentendosi forse offeso da questo atteggiamento, ha pensato bene di chiudere questo corridore spingendolo quasi fuori strada, il giovane belga allora frenava e provava a superare questa macchina dall’altra parte e il Diesse provava nuovamente a buttarlo a terra chiudendolo verso l’interno. Chi ha assistito alla scena  è rimasto a dir poco basito, peccato che un commissario in moto a pochi metri dal luogo del fatto non abbia preso alcun provvedimento. L’indomani mattina questo Direttore Sportivo, rivolgendosi ad un organizzatore ha detto che gli stranieri “fanno i furbi”, ma che “ieri ci ho pensato io a metterli a posto”. Chissà a cosa si riferiva?

Per affrontare, nel modo corretto, il tema della sicurezza è necessaria educazione e intelligenza, siamo sicuri che tutti in questo ambiente abbiano queste due doti ?

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