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Al Giro del Friuli c’era la sicurezza ?

Torniamo ad occuparci del Giro del Friuli, nel quale ha perso la vita il povero Thomas Casarotto. In questi giorni, tanti appassionati e innamorati di questo sport si sono messi in contatto con noi, invitandoci a continuare e spingendoci a fare sempre di più per tutelare la sicurezza del nostro amato sport.  Il quadro della sicurezza nel Giro del Friuli che ci giunge da più parti è del tutto precario. Nella prima tappa, pare che un’ammiraglia abbia dovuto fermare l’intromissione in corsa di un camion, dando origine anche ad un diverbio tra il Direttore Sportivo e il conducente del mezzo pesante.   Ci è stato riferito che anche il giorno precedente a quello della tragedia, nel corso della discesa da  Cansiglio, i gruppetti di ritardatari, rimasti scoperti dalle moto staffette, insufficienti o impreparate per questo tipo di servizio, avrebbero incontrato alcune vetture in movimento in senso contrario, con una dinamica simile a quella dell’incidente di Thomas, per fortuna, quel giorno, non è successo nulla di grave, anche grazie alle due ambulanze che si sono messe davanti ai corridori per proteggerli, azionando la sirena in ogni curva in modo da salvaguardare i giovani ciclisti.

Ci viene inoltre riferito che molti, troppi, incroci erano sguarniti, privi cioè di personale delle forze dell’ordine, di volontari della protezione civile o della società organizzatrice. Proprio per questa carenza, i poliziotti della scorta, impegnati nelle retrovie della corsa, sono stati costretti a svolgere un lavoro supplementare, fermandosi addirittura per stoppare  le automobili agli incroci.

Il giorno della caduta del povero Thomas, anche durante i soccorsi, le moto staffette non hanno operato a regola d’arte, infatti, anziché porsi prima dell’ingresso in curva, totalmente cieca e nella quale stavano operando i sanitari, facendo rallentare i corridori avvisandoli per tempo del pericolo, questo motociclista si è posizionato a ridosso dell’ambulanza (in una curva cieca) segnalandola con la bandierina gialla come si fa solitamente per uno spartitraffico. Il Direttore di Organizzazione, Claudio Romanò, vista la scena,  ha deciso di allontanare, giustamente in malo modo, il motociclista e di svolgere lui in prima persone questo importante compito.

Tutte queste carenze sono state aggravate da comunicazioni radio totalmente inefficienti, anche perché fatte mediante CB portatili in zone di montagna.

Se tutto ciò che ci è stato riferito con dovizia di particolari, omessi per garantire l’anonimato delle fonti, corrispondesse, come sembra, al vero, potremmo ancora parlare di “tragica fatalità” ?

Cosa direbbe di questo quadro il Presidente della Commissione Sicurezza, Raimondo Soragni, o peggio il Presidente della Federazione Ciclistica, Renato Di Rocco ? Non ci interessano le loro parole, ci interessano  i fatti, fatti che difficilmente arriveranno poiché è troppo difficile obbligare gli organizzatori a presidiare tutti (o quasi) gli incroci, ad avere un elevato numero di motosaffette o inserire altri paletti a tutela della sicurezza,  è molto più semplice assecondare in toto gli organizzatori (che votano, eleggendo il Presidente Federale) sperando che tutto vada bene e quando le cose vanno male parlare di “tragica fatalità”.

Era il 1995 quando il grande Marco Pantani, insieme a Secchiari e Dall’Olio, fu investito da un Suv (Nissan Pajero) nella discesa della Milano – Torino. Da allora cos’è stato fatto per migliorare la sicurezza ?

Ci sono delle indagini in corso e non vogliamo quindi sostituirci alla magistratura, ma siamo pronti a fornire a quest’ultima, se richiesto, i nominativi delle nostre fonti affinché possano essere utili, oltre che a noi, anche e soprattutto agli organi inquirenti.

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