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Antonelli:”Ha ragione Ghetti, autisti non tutelati”

Non è rimasto indifferente all’ambiente ciclistico il nostro articolo, nel quale davamo voce alle istanze di Idalgo Ghetti, rappresentante di un gruppo di autisti operanti nelle gare professionistiche e dilettantistiche. Questo è stato lo spunto di riflessione che ha consentito a molti di loro di capire con ancora maggiore chiarezza i rischi che si prendono ogni qualvolta si mettono alla guida di una vettura tecnica, caricando un commissario o un direttore di organizzazione. Anche questa volta, come nei due anni precedenti, la Federazione farà orecchie da mercante, continuando nell’indifferenza, sperando che questi volontari siano sempre, come oggi, intenzionati ad accollarsi loro in prima persona tutti i rischi della loro attività. Su questo argomento ha deciso di intervenire anche Silvano Antonelli, da sempre impegnato nel campo della sicurezza e organizzatore, il prossimo 14 novembre, del “Giorno della Scorta”. Leggiamo insieme lo scritto di Antonelli.

Le questioni sollevate da Idalgo Ghetti, meritano senz’altro attenzione. Senza entrare nel merito delle cose che egli propone, la sua iniziativa sottolinea ancora una volta come troppe cose siano lasciate al caso, senza invece quel pizzico di professionalità e di cultura della responsabilità che dovrebbe consigliare, a chi governa il ciclismo, di stabilire regole, tutele e condizioni operative certe, per ogni settore ritenuto parte integrante dello svolgimento di una gara ciclistica.

Non mi pare però che attualmente ci siano molte orecchie disponibili ad ascoltare Ghetti e i suoi colleghi autisti, visto che, ad esempio, proprio in occasione della recente revisione del Codice della Strada, nessuno, tra FCI ed Enti di Promozione sportiva, ha ritenuto di avere qualcosa da chiedere, come invece si poteva fare , ad esempio, per le cinture di sicurezza, visto che alcune figure (Direttori di Corsa e Commissari), sono tenute ad assumere una particolare posizione all’interno dei veicolo, proprio per assicurarsi un campo visivo adeguato al controllo e alla sicurezza della competizione.

In occasione del 19° “Giorno della Scorta” (14 novembre), noi del G.S. Progetti Scorta, accogliendo una proposta del CO.MO.ST, daremo voce alla necessità di realizzare una proposta unitaria per la tutela del ciclismo a cui fare riferimento ogni qualvolta in Parlamento si presenti l’opportunità di un aggiornamento del Codice della Strada. E di creare un gruppo di lavoro permanente tra FCI, Enti di promozione sportiva, Ministero dell’Interno e Ministero dei Trasporti, a cui affidare il compito di monitorare la sicurezza nel ciclismo e di volta in volta proporre gli opportuni interventi.
Gli esiti della proposta saranno sicuramente molto incerti. Ma almeno noi ci proviamo. E non abbiamo difficoltà a fare un pezzo di strada assieme anche a quegli amici che abitualmente guidano. E non soltanto le auto.

Silvano Antonelli

Come abbiamo già evidenziato nel nostro primo articolo, la Federazione, anche su temi importanti come questi, resta a guardare, compiacendosi nel suo immobilismo. Una domanda ci viene spontanea: cosa sta facendo questa Federazione ? Nulla, sarebbe la risposta più immediata, dal momento che gli organizzatori sono sempre più in difficoltà, i bilanci piangono, il settore professionistico sta diventando l’anticamera del dilettantismo, il pubblico sulle strade è sempre meno e anche la sicurezza è affidata ad iniziative singole come nel caso di Ghetti o, peggio ancora, per “Zona Nicolò”.

Non sappiamo se abbia ragione chi dice che il ciclismo è già morto, ma di questo passo, prima della fine di questo mandato elettorale, lo sarà sicuramente.

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