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Due “super” Under23 snobbati dal CT Amadori

Il Giro della Valle d’Aosta, con la vittoria del russo Ignatenko, ha evidenziato la bontà del progetto Katusha, così come lo era quello della Mapei o quello della Rabobank o di tutte quelle squadre Continental che fanno della crescita graduale dei giovani il loro primario obiettivo. Non è un caso che tutti i migliori corridori stranieri, prima di arrivare al Pro Tour, siano transitati da formazioni Continental, solo per citarne alcuni: Gesink, Boasson Hagen, Tony Martin, Cavendish, Bole, Goss, Machado, Fuglsang, Porte, Spilak, Roelandts, Van Garderen, Boom, Van Avermaet, Mollema, Kiserlovski, Ciolek, Kump (favorito per il mondiale Australiano) e tanti altri. I giovani corridori italiani, che da troppi anni sono lontani dal vertice nelle massime competizioni, non considerano come dovrebbero le formazioni Continental che in Italia, e solo in Italia, non sono composte da giovani promesse, ma, tranne rari casi, da corridori senza particolari doti.
I giovani talenti italiani, anziché crescere in modo ibrido correndo le gare internazionali dilettantistiche (1.2 e 2.2.) e le gare professionistiche per fare la giusta esperienza, preferiscono vincere in anonime gare regionali.

Dal 2005, anno della riforma del Pro Tour che ha creato le squadre Continental, l’Italia è indietro rispetto al mondo. Probabilmente, ci vorranno una quindicina di anni perché corridori, diesse e team manager italiani sappiano adattarsi alle regole “nuove” (del 2005) e al resto del mondo.

I Commissari Tecnici degli Under 23 che si sono alternati in questi anni, hanno dimostrato di non sapere le regole che dal 2005 governano il nostro amato sport. Non ci sono più i “Dilettanti”, ma solo gli Elite e gli Under 23. Dato che puntualmente, dopo il mondiale, saremo a recriminare che le altre nazioni schierano al via dei “professionisti”, vogliamo evidenziare come anche in Italia, nonostante la premessa fatta in precedenza, ci siano due corridori che militano tra i professionisti, ma che potrebbero prendere il via nella prova iridata riservata agli Under 23, sono: Daniele Ratto, classe 89 della Carmiooro – NGC, e Daniele Apollonio, classe 88, della Cervelo Test Team.

Di queste due opportunità per Amadori, non abbiamo mai sentito parlare da parte degli addetti ai lavori o dei presunti esperti, che probabilmente non conoscono, o non vogliono conoscere, le regole che consentono a questi due Under 23 di correre il mondiale. Dopo aver capito le regole, si può entrare nelle valutazioni tecniche e stabilire se valga di più un settimo posto alla Coppa Bernocchi dietro a Cavendish e Farrar oppure una vittoria a Sommacampagna precedendo Andriato.

Sicuramente, né Ratto, che meriterebbe l’azzurro, né Apollonio, che lo meriterebbe forse un po’ meno anche se ha già colto una vittoria tra i professionisti, saranno convocati in azzurro. Non sappiamo quali siano le cause di questa ritrosità verso gli Under 23 che corrono tra i professionisti che, in Italia, anziché essere visti come un valore aggiunto, vengono emarginati. Ci viene il sospetto che i cinque posti per il mondiale siano troppo pochi per fare coesistere l’aspetto tecnico con quello politico, anziché sfruttare al meglio le carte a nostra disposizione, forse, la Federazione preferisce accontentare quelle società dilettantistiche che, forti delle loro 30 vittorie in gare si terzo piano, pretendono la convocazione.

Sia la Federazione che il Commissario Tecnico Amadori sono liberi di agire come meglio credono, ma almeno ci risparmino, dopo il mondiale, la solita polemica dei “professionisti” che corrono con gli “under 23”, alla quale solo chi non conosce i regolamenti può dare credito.

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