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Tuttosport: i raggi “rasoio” sotto accusa

Sabato 14 agosto è apparso su Tuttosport un articolo molto interessante, a firma Alessandro Brambilla, mirato a fare chiarezza sulla pericolosità dei raggi piatti, colpevoli, secondo alcuni, di avere contribuito in modo attivo all’incidente occorso a Thomas Alberio, a cui è stato amputato un dito.

Leggiamo insieme l’articolo di Alessandro Brambilla apparso su Tuttosport del 14 agosto.

Da giovedì sera il promettente Tomas Alberio, corridore della categoria under 23, è privo del mignolo destro. Mentre partecipava alla gara per elite e under 23 di Briga Novarese, in Piemonte, l’eccellente alfiere Trevigiani Dynamon ha maldestramente inserito la mano destra nella ruota, probabilmente per prendere la borraccia. I raggi piatti hanno danneggiato le dita a Tomas, che è stato trasportato all’ospedale di Borgomanero. “Aveva il mignolo spappolato dalla seconda falange in poi  – spiega Mirko Rossato, team manager della Trevigiani Dynamon – e l’anulare danneggiato. Nel reparto chirurgia gli hanno sistemato l’anulare. Purtroppo il mignolo non è stato salvato: hanno preferito amputargli il moncone rimasto”. Alberio, 21 anni, è di Bussolengo (Verona). “Tomas – prosegue Rossato – rimarrà fermo 10 giorni; ha comunque buone possibilità di partecipare al Mondiale in Australia”. L’infortunio di Alberio fa tornare d’attualità il pericolo di alcuni componenti delle bici. “I raggi piatti di carbonio o acciaio – ammette Rossato, che ai suoi corridori fa utilizzare biciclette Wilier Triestina, le stesse della Lampre – sono belli ma pericolosi: diventano lame”.
Negli anni ’90 si era diffuso tra i corridori l’uso delle manette strette da cronometro (Cinelli le aveva marchiate “Spinaci”) applicate al manubrio da gare in linea. Analizzando dei video di cadute al Tour de France, l’Unione Ciclistica Internazionale decise di proibire gli  “Spinaci” nelle gare in linea, consentendone l’uso solo a cronometro. “In gruppo – disse lo staff UCI – mutare repentinamente traiettoria è impossibile con le manette”. Il 2 giugno 1999, nel corso di una tappa del Giro di Germania, Michele Bartoli coinvolto in una caduta si ruppe un ginocchio. Venne appurato che il ginocchio si era spaccato a contatto con una delle 4 razze piatte delle ruote Spinergy. Erano ruote che avevano come razze dei listelli di lamiera. Senza esitare l’UCI vietò l’uso delle route tipo Spinergy nelle gare in linea. Ma alla luce di quanto dichiara Renato Di Rocco, vicepresidente dell’UCI, i produttori di raggi piatti possono stare tranquilli: continueranno a venderli senza battaglie legali. “La commissione sicurezza dell’UCI – garantisce Di Rocco – analizzerà il caso Alberio. Faccio però notare che Tomas si è fatto male causa un suo movimento maldestro, non per caduta e senza finire sulla bici di un avversario. E’ un caso differente da quello di Bartoli in Germania. Se i raggi seppur piatti sono ben allineati, difficilmente una ruota può essere bocciata”.

Per questa volta condividiamo il pensiero di Renato Di Rocco, anche se la faciloneria con cui ha liquidato il problema ci lascia non poco perprlessi. Come dichiarato nel Comunicato Stampa della Trevigiani, Alberio è stato vittima dell’incidente a causa di un movimento maldestro, legato all’estrazione della borraccia quindi, a nostro avviso non vi è una vera e propria casistica che possa aiutarci a capire se si tratta di raggi pericolosi o meno per la sicurezza dei corridori.

Il problema sollevato da Tuttosport merita però un serio approfondimento da parte degli organi internazionali, affinchè si possa capire, se tali raggi, in uso a tutte le squadre siano più pericolosi di quelli tradizionali. Speriamo che l’UCI affronti il problema con maggiore interesse rispetto a quello dimostrato dal suo Vice Presidente Di Rocco, poichè la sicurezza è e deve essere un argomento primario.

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