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Disastro: I bilanci federali sono sempre più in rosso

Il bilancio della Federazione è in rosso. Questa non è una novità, la novità è però che il piano di rientro, varato solo un anno fa dal Consiglio Federale, starebbe mestamente fallendo. Pare infatti che non possa essere rispettato e che si stia aggiungendo ulteriore passivo a quello già esistente. Le colpe non sono tutte di Di Rocco, anche se lui dimostra di trovarsi particolarmente a suo agio nella mastodontica (e dispendiosa) macchina federale. Come abbiamo più volte ribadito, per una efficiente gestione federale basterebbe un terzo degli attuali dipendenti con un conseguente risparmio economico.  La vera colpa di Di Rocco è di non essere riuscito a reperire finanziatori privati, sponsor, in grado di appoggiare il movimento ciclistico italiano reduce da numerosi successi internazionali. Anzi, recentemente è stato perso lo sponsor “Gioco Sicuro”.  Resiste Skoda, nonostante i maltrattamenti di una Federazione che ha firmato una convenzione per l’utilizzo di auto Fiat.  I contributi del CONI, in calo anche questi a causa dei tagli da parte del governo, servono a coprire le spese per la preparazione olimpica, comunque troppo dispendiosa soprattutto se paragonata ai risultati ottenuti. La gestione del marketing federale è assolutamente inadeguata e non adatta a tale ruolo. Questo compito, in una Federazione moderna, dovrebbe essere affidato ad agenzie specializzate che tutti i giorni sono a contatto con aziende potenzialmente interessate. Solitamente con queste agenzie si stipulano accordi economici solo legati alla percentuale sulla sponsorizzazione, quindi un’agenzia che non procura sponsor per la Federazione, non rappresenta alcun costo.  Se il primo anno del piano di rientro è mestamente fallito, cosa dovremo attenderci dai prossimi ? Fino a quando potrà resistere un carrozzone che produce debiti ? Del resto non possiamo aspettarci un intervento del CONI poiché parte delle colpe Federali sono da ricondurre proprio al CONI, la cui gestione, negli anni, non è mai stata basata sul risparmio e l’efficienza. Il CONI è la classica struttura romana, stracarica di dipendenti, burocratica e scarsamente produttiva. Lo stato dello sport italiano è drammatico, se si escludono le individualità di pochi atleti, il movimento sportivo è limitato e non produce grossi risultati a livello mondiale. Le olimpiadi di Pechino hanno visto l’Italia al nono posto nel medagliere con 28 medaglie. Quattro anni prima era settima (32 medaglie), così come nel 2000 (34 medaglie), nel 1996 andava ancora meglio, sesta posizione con 35 medaglie. In dodici anni si sono perse 7 medaglie e 3 posizioni. Insomma, le spese aumentano e i risultati calano, forse è il caso di rivedere qualcosa.

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