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Caso Bani: deferita la la Asd Ct Montemurlo Vangi

La Procura federale ha deferito il vertice della squadra ciclistica Asd Ct Montemurlo Empolese Vangi per la vicenda di Eugenio Bani, il corridore junior (tra i più promettenti azzurri della categoria) trovato positivo alla gonadotropina corionica ai campionati italiani di categoria di Imola del giugno 2009 e che, dopo la positività, aveva riferito di un doping sistematico di squadra. La notizia dei deferimenti, riportata nel sito della Federazione Ciclistica, è stata rilanciata dal patron dell’ Amore e Vita-Conad, Ivano Fanini, da anni in lotta contro il doping e che ha ingaggiato il giovane corridore. Bani, però, al momento non può correre visto che per la vicenda ha avuto una squalifica di 21 mesi nonostante le confessioni fatte. La Procura ha deferito due direttori sportivi della squadra all’epoca dei fatti, il medico sociale, il vicepresidente e il presidente pro-tempore. «Ora – ha detto Fanini – invito il Procuratore del Coni Torri a graziare Bani e prima delle fine della stagione spero di vedere il ragazzo in maglia ‘Amore e Vita-Conad». «Se, dopo le opportune indagini, la Procura ha deciso di deferire queste persone – ha aggiunto Fanini – ciò si deve esclusivamente al coraggio di Bani, un ragazzo di appena 18 anni che ha deciso di sfidare tutto il sistema e parlare delle pratiche ‘curativè che venivano effettuate nella sua ex squadra; pratiche vietate dalle normative vigenti come le iniezioni intramuscolo e endovena. Bani è stato squalificato per 21 mesi nonostante il Tribunale nazionale antidoping abbia riconosciuto, nella motivazione della sentenza, che molto probabilmente era assolutamente inconsapevole di quale sostanza gli stessero somministrando, ma è stato comunque condannato per negligenza. Avrebbe potuto stare zitto, invece no, ha deciso di combattere fino in fondo la propria battaglia. Ora staremo a vedere, sperando che si arrivi ad una condanna delle persone che praticavano quelle ‘usanzè sia perchè siano di esempio per tutti gli altri, sia per riabilitare l’intero mondo del ciclismo ma, cosa più importante, per fare in modo che un ragazzo innocente possa provare a inseguire il proprio sogno».

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