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Campionato Italiano vietato ad alcuni “italiani”

Venerdì, alla verifica licenze del Campionato Italiano Professionisti, ne vedremo delle belle. Secondo  i bene informati, infatti, non verrà concesso di prendere il via alla prova tricolore a tutti quei corridori italiani che abbiano licenza straniera e ai corridori italiani con licenza italiana, ma che non abbiano mai ottenuto l’abilitazione al professionismo. Dal nostro punto di vista dovrebbero potere correre il Campionato Italiano tutti quei corridori che sono convocabili dalla Nazionale Italiana, quelli cioè con il Codice Uci che inizia per “ITA”, Possiamo però comprendere che da parte della Federazione ci sia il desiderio di porre fine agli escamotage delle residenze (in molti casi fittizie) all’estero per aggirare le norme italiane. Ciò che però non possiamo condividere è il divieto di partenza anche per quei corridori che hanno licenza italiana per la stagione in corso, ma che in passato non hanno ottenuto l’abilitazione al professionismo dalla FCI. Facciamo un esempio: un corridore,  la scorsa stagione, per riuscire a passare professionista, aveva preso la licenza all’estero (consentito dai regolamenti UCI). Quest’anno, ottenuto lo status di professionista, ha deciso di tornare in Italia e la Federazione Italiana gli ha concesso, nel mese di febbraio, la licenza italiana di professionista. Oggi, quel corridore, in possesso di licenza italiana, rischia di non correre perché non ha mai avuto l’abilitazione al professionismo da parte della FCI. Questo ci sembra veramente assurdo. Perché la Federazione ha concesso la licenza italiana e solo oggi si accorge che manca l’abilitazione? In passato l’abilitazione si poteva ottenere con il parere favorevole dell’apposita commissione, oggi sono invece necessari 40 punti ottenuti nelle categorie dilettantistiche. Allora, cosa dovrebbe fare un corridore già professionista per avere l’abilitazione al professionismo ? In assenza di apposita deroga, che in questo ciclismo sono, purtroppo, sempre più numerose, l’unico modo che un professionista avrebbe per ottenere l’abilitazione, sarebbe quella di tornare dilettante, fare i famosi 40 punti, e poi tornare, a pieno titolo, professionistaChe senso ha, non fare correre il Campionato Italia a questi corridori italiani che possono correre tutte le altre gare sul territorio italiano ? Non ha senso, come tante cose in questa dirocc…ata Federazione. Secondo questo modus operandi, Fabio Felline, passato professionista con l’escamotage della residenza estera, non potrà correre un campionato italiano fino a che non tornerà dilettante e farà 40 punti. Questa ipotesi, anche visto il suo andamento tra i professionisti (3 vittorie) è impossibile. Ci chiediamo allora se la mancata abilitazione potrà impedire, negli anni futuri, anche le convocazioni in Nazionale. In quel caso il masochismo di questa Federazione non avrebbe veramente eguali.

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